Batman – The killing joke

Non avevo mai letto una storia di Batman. Inizio con questo volume che spiega le origini del Joker. Beh, semplicemente, un capolavoro.
La vicenda  inizia con la pioggia che cade e Batman che va all’Arkham Asylum  a parlare con il Joker. Sai che c’è? se continuiamo così, uno dei due si farà molto male. Tipo tu. Ma potrei anche essere io, eh. Ma preferirei fossi tu. Nell’incertezza, smettila di fare il pirla, così nessuno si fa male (a parte te). Tutte ste belle parole, ma poi Batman perde la pazienza perché il Joker non lo caga e continua a farsi il suo solitario (non quel solitario, giuoca con le carte, porcelli). Insomma, in un attimo si rende conto che ha aperto il suo cuore ad un travestito (non come intendete voi, porcelli, ma da uno mascherato da Joker, da un impostore, insomma). Gli girano parecchio, perché se al posto del Joker c’è un altro in cella, vuol dire che al posto dell’altro fuori dalla cella c’è il Joker. E siccome è un tipo abbastanza schizzato, il buon Batman se ne esce e lo va a cercare. Nel frattempo, il commissario Gordon torna a casa e giuoca a ritagliare le foto e gli articoli dai giornali. Sua figlia Barbara gli prepara un caffè, quando suonano il campanello. Sono le amiche di yoga? Secondo voi? Questa è una storia di Batman, mica una puntata dei Robinson. Lei apre la porta e -SORPRESA!- c’è il Joker. Che non è che stia tanto lì a menarla per le lunghe, prende e le spara (tra l’altro, danneggiandole la colonna vertebrale). Ridotto all’impotenza il commissario Gordon con l’aiuto dei suoi scagnozzi (non impotenza nel senso che intendete voi, porcelli, ma nel senso di incapacità di far danni), decide di fare delle foto a Miss Barbara. Che di per se non sarebbe male. Se non che le foto che le fa sono di lei ignuda che si contorce dal dolore (e presumibilmente di lei che viene stuprata).
Nel frattempo il Joker porta il commissario Gordon in un luna park e gli fa fare un giro in giostra, in modo che possa vedere le foto da lui scattate. Cioè, mica ai tempi c’era Tumblr, uno se ti voleva far vedere delle foto artistiche doveva comprare un luna park abbandonato e proiettare le foto in una delle giostre.
Il Joker vuole dimostrare una sua teoria: che una giornata storta (ma moooolto storta) è sufficiente a far perdere la ragione ad un uomo.
Ehi, ehi, aspetta, ci sono! Ecco il senso dei flashback! Anche lui è diventato pazzo a seguito di una giornata moooolto storta (perde il lavoro-gli muore la moglie-lo obbligano a commettere un crimine-rimane permanentemente deformato, bianco [albino direbbero alcuni, alpino direbbero altri -che si sbagliano-] e coi capelli verdi [ce lo ricordiamo tutti a chi era dedicata “non piangere salame dai capelli verde rame”]).
Arriva Batman, lo mazzuola e gli dice che il commissario Gordon mica è impazzito. Non è colpa della giornata storta, è colpa del Joker, che ha la spina dorsale fatta di ricotta.
Conclusione con una barzelletta e Batman che ride anche.
Pioggia.
Alan Moore spacca.

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3 thoughts on “Batman – The killing joke

  1. […] ossa rotte. In sostanza, consigliatissimo ai fan di Superman e a chi non ha ancora letto niente di Alan Moore. Ma se uno non ha ancora letto Alan Moore, meglio che si dedichi alle opere del genio stramboide, […]

  2. […] E qui non si può non ripensare al complicatissimo rapporto tra i due (vedi il magistrale The Killing Joke), che li rende in realtà complementari: uno esiste fin tanto che c’è l’altro. E poi […]

  3. […] Alan Moore ho letto abbastanza poco: una storia di Batman, V for Vendetta e mi pare niente altro. Ogni volta che ci ho avuto a che fare ne ho sempre parlato […]

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