Monthly Archives: May 2012

Centuria (Giorgio Manganelli)

Con quest’opera, Manganelli mantiene quanto promesso dal sottotiolo del suo libro: “Cento piccoli romanzi fiume”. 100 romanzi racchiusi ciascuno in una pagina (in realtà ce ne sono un po’ di più come bonus), in cui si descrivono situazioni al limite del paradossale, ci sono colpi di scena, incursioni nel fantastico, conclusioni inattese, tutto sempre racchiuso in un’unica pagina per ogni racconto.
Se all’inizio la cosa puzza un po’ di mero esercizio di stile (nonostante la vulcanica fantasia dell’autore unita ad una capacità di dosare e pesare correttamente ogni singola parola), presto si rimane rapiti da questo fiume di parole che fa navigare la mente verso situazioni a volte puramente astratte e altre volte terribilmente realistiche.
Le centurie aggiunte dopo non hanno la stessa forza delle originali (in particolare la decina relativa alla prigione -> che tra l’altro non riesce a rispettare il concetto di assoluta indipendenza e autoconclusività di una centuria rispetto a tutte le altre; le centurie sulla città invece sono un po’ migliori).

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Stanley Kubrick. Interviste extraterrestri (Antony Freewin)

*** PIPPONE ALERT ***
Questo testo è un pippone lunghissimo sulla vita extraterrestre, scaturito da alcune considerazioni ispirate dal libro “Stanley Kubrick. Interviste extraterrestri”.
In quanto tale, per la sua completa lettura è necessaria una discreta dose di pazienza (e pure un po’ di attenzione).
*** END OF: PIPPONE ALERT ***

È risaputo che il buon Stanley Kubrick, prima di fare un film, si documentava parecchio. Durante la realizzazione di “2001 – Odissea nello spazio”, il regista si è occupato di reperire alcune interviste a scienziati, teologi, antropologi, psicologi e a varie figure che potessero dare un’opinione sullo stato dell’arte della ricerca della vita extraterrestre. All’epoca l’uomo sulla luna era ancora un’ipotesi (remota, direi), non un dato di fatto e spesso la fantascienza era considerata semplicemente come una cosa per ragazzini ed, eventualmente, per sognatori. Kubrick voleva proiettare degli spezzoni delle interviste fatte, in modo da “riabilitare” il concetto di fantascienza, instillando nelle teste degli spettatori il dubbio che tali argomenti potevano essere visti in un’ottica “adulta”.
Terminato il film, Kubrick si è reso conto che aggiungere una mezz’ora di girato ad una pellicola già piuttosto lunga di per sé avrebbe potuto appesantire troppo la visione (macchè, manno, maddai, tutti noi andiamo al cinema e usciamo dopo QUATTRO ORE freschi come delle rose). Le interviste sono pertanto rimaste chiuse in un cassetto fintanto che le trascrizioni non sono state raccolte nel volume in oggetto.
Nonostante le domande siano più o meno sempre le solite (ed è interessante capire quali siano le questioni considerate importanti nel rapporto con il cosmo durante i primi anni ’60), risulta incredibilmente coinvolgente sentire le risposte dei “capoccioni” dell’epoca (nonostante spesso l’esito sia una roba del tipo “non lo so/non riesco nemmeno ad immaginarlo”).
Le domande riguardano la presenza di vita extraterrestre, l’origine della vita sulla terra, l’evoluzione della razza e della civiltà umana, la creazione di macchine biologiche e di innesti uomo-macchina (cyborg o giù di lì), la creazione di computer intelligenti (fino alla singolarità tecnologica) e dilemmi etici ad essi correlati, implicazioni religiose relative alla scoperta di vita extraterrestre (Gesù è morto qui per salvarci dai nostri peccati, ma esiste un Gesù per ogni civiltà aliena? O Gesù è morto per tutte le forme di vita dell’universo? O la vita nell’universo è ancora ad uno stato edenico, pre-peccato originale, tipo Paradiso Terrestre -nonostante il gioco di parole tra Terrestre e alieno), possibili reazioni della popolazione terrestre in seguito ad una visita extraterrestre e le possibili intenzioni di viaggiatori intergalattici (siamo potenzialmente una cultura da conoscere? O schiavi per una civiltà superiore?)
Ciò che complica terribilmente la possibilità di investigare la presenza di vita al di fuori del pianeta Terra sono le distanze in gioco (e le velocità massime raggiungibili e, di conseguenza, i tempi di percorrenza).
Tanto per capirci: la velocità massima raggiungibile (secondo la teoria della relatività) è la velocità della luce (circa 300 000 km/s). Le distanze galattiche sono misurate in anni luce (ovvero la distanza che percorre la luce in un anno). Per ribadire l’ovvio: Proxima Centauri, la stella più vicina a noi (escluso il Sole), dista circa 4.2 anni luce. Vuol dire che viaggiando alla velocità della luce, ci vogliono più di 4 anni per raggiungerla.
Il problema è che possiamo scordarci di viaggiare con velocità anche solo paragonabile.
Tanto per avere alcuni riferimenti:
– Usain Bolt, che ad oggi risulta l’essere umano più veloce del mondo, detiene un record di poco meno di 45 km/h (picco di velocità).
– una Ferrari arriva a quanto? 4/500 km/h? (esagero).
– lo Shinkansen, il treno più veloce al mondo viaggia a poco meno di 600 km/h (approssimando molto per eccesso).
– l’Apollo 10 ha sfiorato i 40 000 km/h (è il veicolo con equipaggio più veloce finora costruito).
– la massima velocità raggiunta da un oggetto creato dall’uomo è stata raggiunta dalla sonda Helios 2, con la bellezza di (poco più) di 250 000 km/h.
Sembra tanto? La Helios 2 ha toccato i 70 km/s. E senza portare alcun equipaggio a bordo. La luce ne fa abitualmente 300 000.
Questo tanto per introdurre il discorso sulle distanze e sui relativi tempi di percorrenza.
Come se non bastasse, lunghe distanze necessitano per forza di calcoli precisissimi. Immaginiamo di impostare la rotta verso un fantomatico pianeta abitato da extraterrestri per conoscerne gli abitanti. Stimiamo che sia posto alla distanza di Proxima Centauri, ignorando per un momento che non siano ivi stati avvistati pianeti abitabili attorno ad essa (da notare che tra pianeti abitabili e pianeti abitati c’è un abisso).
Usando la nostra Helios 2 (per comodità supponiamo che raggiunga le stesse velocità anche con un equipaggio umano, nonostante le persone a bordo costringano ad un rallentamento dovuto a maggior peso dovuto al peso dell’equipaggio stesso, della sua alimentazione, macchinari per l’ossigeno, ecc.), raggiungeremmo Proxima in appena 18000 anni. Cioè, per dire, se anche fossimo partiti nell’istante esatto in cui si è sciolta l’ultima glaciazione, saremmo a poco più di metà strada.
Ma supponiamo di avere pazienza. Guardiamo il nostro sistema di direzionamento: esso è abbastanza preciso e sbaglia di 1 cm ogni 300 000 km percorsi (che senza punti di riferimento assoluti è pure una manna dal cielo). Ok, ci ritroviamo a mancare il bersaglio di 420 miliardi di km (MILIARDI!).
Per capirci, la massima distanza tra il Sole e Nettuno è di 4 miliardi di km.
Quindi, con una tale (im)precisione, è come puntare il Sole e sbagliare l’intero sistema solare di 1000 volte.
Quanto appena detto vale per Proxima Centauri che, ripeto, è la stella più vicina a noi. Ma proprio la più vicina vicina, cioè il caso migliore migliore migliore; qualsiasi altro pianeta non fa che peggiorare la situazione esponenzialmente.
Oltre alle distanze, permane il problema del tempo. Quanto può durare una forma di vita? E una civiltà? Ovviamente non lo sappiamo, l’unico esempio che abbiamo siamo noi stessi (e quando finirà l’attuale civiltà, non ci sarà nessuno per annotarlo – e avremmo comunque un campione composto da un’unica unità. Un po’ poco per considerarlo significativo).
Quindi, a meno di rivoluzioni tecnologiche epocali, l’idea dei viaggi a spasso per l’universo è piuttosto da accantonare.
Potremmo ripiegare su altri metodi (come in realtà stiamo facendo ora), cioè l’invio di onde radio per comunicare dei messaggi. Per semplicità, consideriamo il caso di emissioni radio in tutte le direzioni (anche se energeticamente è molto più dispendioso) e consideriamo inoltre il caso ottimistico che ci sia una civiltà in ascolto proprio di onde radio (cosa per nulla scontata).
Poniamo il caso (fortunatissimo) che tali onde arrivino ad una civiltà in ascolto. Considero il caso fortunatissimo perché, anche volendo essere generosi, saranno un cento/centocinquanta anni che noi possiamo captare segnali radio e quindi se nei precedenti due milioni d’anni fossero arrivati segnali di natura extraterrestre, non ce ne saremmo manco accorti.
Comunque siamo ottimisti. Esiste una specie intelligente in ascolto. Il pianeta non è così lontano: mettiamo che sia a 80 anni luce. Ecco, in questo momento stanno captando i deliri di Hitler. Ammesso e non concesso che riescano a tradurre il linguaggio e i concetti da lui espressi praticamente in tempo zero, fra 80 anni ci arriveranno i loro consigli su come fermarlo (o, magari, decidono di non voler avere niente a che fare con una civiltà del genere). E dire che a me sembrano infiniti i silenzi imbarazzanti in ascensore!
Un’altra considerazione di natura temporale (che giunge come un fulmine a ciel sereno! Ah! Ah! Ah! temporale, fulmine! Che mattacchione!). L’universo esiste da circa 13,7 miliardi di anni. La prima forma di vita si stima sia apparsa sulla Terra 3,5 miliardi di anni fa. L’uomo esiste da un paio di milioni di anni, ma la civiltà nasce circa 10 000 anni fa (anche se una cosa fondamentale come la scrittura inizia a farsi vedere circa 5000 anni fa). Possiamo generosamente dire che la padronanza dei concetti relativi alle onde radio risale a circa 150 anni fa (come abbiamo detto prima; chi è stato attento già lo sapeva).
Per fare una proporzione, se il periodo in cui abbiamo padronanza delle onde radio fosse lungo 1 secondo, la scrittura esisterebbe da 30 secondi, la civiltà sarebbe nata da un po’ più di un minuto, l’uomo sarebbe nato da quasi quattro ore, mentre la vita sulla terra sarebbe comparsa da 9 mesi. Il Big Bang sarebbe avvenuto 347 giorni fa (poco meno di un anno). Non per ripetermi, ma penso valga la pena ribadire il concetto: se l’universo fosse nato un anno fa, in proporzione noi saremmo in grado di comunicare con forme di vita extraterrestri da circa un secondo. In questo lasso di tempo è più che lecito pensare che la vita extra-terrestre abbia potuto evolversi e addirittura finire, come pure si può immaginare che non si sia ancora sviluppata.
Ed ora, una piccola panoramica di possibilità da prendere in considerazione quando si pensa alla vita al di fuori del pianeta Terra. Essa potrebbe:
– essere nata, evoluta in forma di vita intelligente e civilizzata, ma ormai estinta (per cause naturali o per autodistruzione);
– essere nata, ma non ancora evoluta in forma di vita intelligente (per capirci, a livello di ameba o di piante) oppure evoluta in forme di vita intelligenti ma non civilizzate (l’equivalente dei nostri animali). Anche se non è detto l’evoluzione della vita porti all’intelligenza e all’autocoscienza;
– forme di vita assolutamente per dimensioni non paragonabili a noi (alieni microscopici o delle dimensioni, che so, di un continente). Ma le possibilità sono infinite: anche l’idea di una forma di vita non basata sul carbonio apre degli scenari decisamente interessanti;
– siamo attualmente visitati/monitorati. La prima ipotesi comprende gli UFO (seee, crediamoci), mentre la seconda prevede che alieni (che, per essere giunti a noi, hanno per forza di cose una tecnologia molto superiore alla nostra) ci stiano “osservando” senza la necessità di un contatto diretto. Inoltre va presa in considerazione la possibilità che visitatori da altre galassie siano potuti giungere fino a noi superando in qualche modo la velocità della luce (Einstein, perdonali, perché non sanno quello che fanno). Questo implica che non li vediamo muoversi (e non che gli UFO siano come quelli avvistati attualmente, che hanno le velocità paragonabili a quelle delle mongolfiere). Ci sono anche implicazioni relative a viaggi nel tempo e ad effetti che precedono cause, ma qui si rischia di divagare troppo;
– siamo stati visitati in passato (anche se in realtà pare strano che non sia rimasta una traccia inequivocabile di una visita del genere);
– nell’universo esistono altre specie, intelligenti, autocoscienti e più evolute di noi, ma semplicemente le comunicazioni intergalattiche sono impossibili da realizzare;
Il succo è che la questione è così complessa (e i valori di spazio e di tempo in gioco sono così sconfinati) che possiamo dirci sicuri dell’esistenza di vita extraterrestre solo a seguito di un contatto. Al contrario, fintanto che un contatto non c’è, non possiamo sapere se esista (o sia mai esistita) vita nell’universo al di fuori del pianeta su cui viviamo.
Tutto preso dal pippone, mi son scordato di spiegare cosa ne penso del libro. La lettura è vivamente consigliata a quanti siano interessati all’argomento, anche se ha l’effetto collaterale di mettere in moto una serie infinita di domande e implicazioni che non possono trovare risposta (a meno di un incontro con forme di vita extraterrestri, ovviamente). Però adesso è ora di pranzo, quindi andiamo a mangiare.

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Spider-Man 1962-2002: Le storie più belle

Premessa: queste secondo me non sono le storie più belle dell’Uomo Ragno. Secondo me c’è decisamente di meglio, altrimenti non si spiega come un personaggio del genere sia entrato così violentemente nell’immaginario collettivo.
Leggendo l’introduzione di Lupoi, si capisce anche che non si tratta certo delle storie più belle, ma di quelle che meglio si prestavano al volume.
Lo scritto di WM5, invece, devo dire che fa piuttosto pena: scrive l’introduzione ad un volume di cui manco ha letto tutte le storie.
Una nota relativa al contenitore, prima di passare al contenuto: la qualità del volume che ho per le mani è decisamente scadente: la copertina si è scollata quasi subito e si son staccati dei blocchi di pagine (e io sono uno di quei maniaci che i libri non li apre neanche troppo per non rovinarli).
Vabbè, smettiamo con la polemica generica e iniziamo con la polemica specifica. Singole storie:  “Il capitolo finale”, “Goblin vive!”. “E la morte verrà”, “La distruzione che striscia”, “Nessuno uscirà vivo di qui” e “L’Uomo Ragno 11/9/01”.

Il capitolo finale
Il pacco di questa storia è già insito nel titolo: è il capitolo finale di una storia un attimino più articolata. Ma si presenta come prima storia di questo volume. Tant’è. Il succo del discorso è che a noi non frega una Pippa Middleton del perché e del percome siamo giunti a questa situazione. Vediamo Spidey intrappolato sotto le macerie, esausto, in un rifugio subbbacquo (Vulvia, perdonali, perché non sanno quello che fanno) che si sta allagando. Con un pippone sul senso di responsabilità, l’immedesimazione del lettore è garantita. Ogni 2 vignette l’UR ricorda che è stanco morto, affronta gli uomini del dottor Octopus (cioè, arriva a prenderle per cinque sei minuti per RIPOSARSI! poi dice “Ok, meglio restituirne un po’ prima che mi gonfino come una zampogna”), insomma, sforzi immani per salvare la vita di sua zia May. Inoltre, si fa mollare dalla morosa e contratta con JJJ per il prezzo delle foto. Alla fine riesce ad andare a casa a fare un sonnellino e a riprendersi.
La storia più intensa dell’intero volume.

Goblin vive!
Che fare quando il padre del tuo migliore amico è il tuo peggior nemico? Non è la trama di una brom-com, è la situazione in cui si trova il povero Peter Parker nei confronti di Harry Osborn e di suo padre Norman (quello con un simpatico armadillo in testa). La situazione è spiegata brevemente fin dalla prima pagina. L’Uomo Ragno era riuscito a sconfiggere il Goblin e a far dimenticare a Norman Osborn la sua identità malvagia, ma i ricordi latenti spingono per risalire a galla. Nelle pagine successive scopriamo che, oh, succede davvero! E l’Arrampicamuri deve fronteggiare di nuovo uno dei suoi avversari più temibili, senza poterlo eliminare fisicamente (è pur sempre il padre del mio BFF). Long story short: usa una zucca con la droca dentro e gli fa perdere di nuovo la memoria.

E la morte verrà
Solite scaramucce tra l’arrampicamuri e il tentacolare Doctor Octopus (il re della mano morta in autobus). Dopo aver preso un paio di sonore mazzate, Spidey si inventa una sostanza per far impazzire i tentacoli di Doc Ock. Geniale. Cioè, il tuo avversario è un pazzo che ha in mano una sorta di arma micidiale e tu provi a farla impazzire ancora di più? Infatti l’idea si rivela meno buona del previsto, dato che ad un certo momento i tentacoli impazziti iniziano a spaccare tutto (ma no! non mi dire!). Siccome lo scontro avviene su un tetto, alcuni mattoni si staccano e un bambino sta per essere colpito. Il capitano Stacy lo salva, ma rimane mortalmente ferito. Prima di morire, rivela all’UR di sapere la sua identità segreta (“Leggo anche io il tuo fumetto, sai” è una delle vignette censurate in questa storia) e gli affida sua figlia Gwen. “Tranquillo, è in buone mani. La proteggerò da tutti i pericoli, cosa le potrà mai capitare? Tipo che un idiota vestito come uno hobbit la butti giù da un ponte e io le spezzi il collo per salvarla?”. Ma dai.
Spoilerino: la morte è venuta. E si è presa il capitano Stacy. Si era capito questo, vero?

La distruzione che striscia
Disegnato in maniera orripilante (oh, ma schifo proprio!) da Todd McFarlane, l’Uomo Ragno va in cerca di sua zia May, ma deve salvare moglie e figlia di Lizard da Lizard. Ora, non è che esiste una donna sana di mente che decida di sposarsi con una lucertola antropomorfa (anche se esistono i furry, ma meglio non pensarci): si è sposata con Curtis Connors, l’uomo che per un incidente è diventato Lizard (anche voi, ma state attenti alle persone con le iniziali del nome e del cognome uguali. Si sa che menano rogna: o diventano dei supereroi o dei supercriminali). Insomma, in mezzo ad una NY incasinatissima non-chiedetemi-perché-sarà-per-qualcosa-spiegato-benissimo-in-continuity-ma-io-ho-letto-questo-mica-tutti-gli-albi-precedenti, l’UR vede sta roba verde piuttosto incazzosa che cerca di scuoiare la moglie e il figlio del suo alter ego (sai com’è, a diventare una bestia verde uno diventa anche particolarmente di malumore – Hulk, sto parlando con te). Il tutto si risolve facendo rinsavire Lizard (più che altro, facendolo tornare umano) e in pratica lo fanno divorziare per essere sicuri che non faccia più del male alla sua famiglia. E il resto del mondo? Macchissenefrega, fintanto che gira gli alimenti. Non sei tu, sono io. Morale: non c’è mostro che una buona causa legale non metta al suo posto.

Nessuno uscirà vivo di qui
L’Uomo ragno cazzeggia sopra i tetti come al solito e vede una mamma con sua figlia che stan per essere coinvolte da un’esplosione. Lui che fa? Ovviamente si tuffa a salvarle, solo che muore. Oh, così. Mica sarà la prima volta (e non penso neanche l’ultima). Insomma. Il problema è che muore pure sta bambinetta.
L’UR (o, meglio, il suo fantasma) dice che non è giusto e si lamenta con la morte e con Thanos (il supercattivo con un nome che sembra quello di un ristorante siculo-americano gestito da mafiosi – oh, solo a me viene in mente “Tano da morire”?).
Scazzottatina tra i due e poi facciamo pace, dai, risorgete entrambi.
Ah, spoilerino: il titolo mente. Alla fine escono tutti vivi di qui (ma qui dove?).

L’Uomo Ragno 11/9/01
Anche l’Uomo Ragno ha il suo Black Album.
Questa non è una vera storia dell’Uomo Ragno, ma un insieme di riflessioni sull’accaduto, fatte dal protagonista. Altri mutanti di varia natura si intravedono tra le macerie di Ground Zero a dare una mano e ci sono pure un paio di cattivoni che versano una lacrimuccia. Ok, è la rielaborazione di un lutto grosso come una casa (come una torre? – ba bon, niente battute sull’argomento) dal punto di vista dell’universo Marvel. Il succo è più o meno che nemmeno i supereroi possono prevedere certe follie, ma almeno la conclusione è che se il mondo fosse un posto più equo, certe cose non succederebbero (per fortuna non sono arrivati a conclusioni tipo l’Holy Terror di Miller).

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Doctor Who Special 3 – The waters of Mars

Il Dottore va a fare un giro sulla prima base terrestre marziana (che è ben diverso dalla prima base marziana terrestre; il Dottore va sulla prima base costruita dai terrestri sul pianeta Marte). Che poi lo staff è tutta gente simpaticissima e c’è pure un robottino ridicolo. In un impeto di simpatia, il comandante della missione gli dice una roba del tipo: “E tu chi sei? Mo resti qui, che non ti credi di andartene”. In realtà, una volta tanto, il Dottore se ne vorrebbe andare senza fare nulla, visto che gli viene in mente che tutta la base esploderà (sarà scritto in tutti i libri di storia e pure sulla Wikipedia del futuro). Però, oh, hai visto mai. Visto che lo obbligano a restare lì, cerca di capire cosa sta succedendo. E insomma, succede che c’è una specie di virus nell’acqua di Marte che se lo bevi poi butti le fontane dalle mani (claim: “non laverai mai più la tua auto senza pensare ad una comodità del genere”) e contagi le altre persone. Insomma, basta una goccia d’acqua e sei spacciato. Quindi ok, si beve solo birra e, ragazzi, mi raccomando, non fate troppi sforzi che se poi sudate mica ci si può fare la doccia. E tu non sputazzare mentre parli, che mi fai paura e pure un poco di schifo. La cosa si complica quando in realtà ci si rende conto che l’acqua smarcisce i pali (italianizzazione di un noto detto veneto) e non c’è guarnizione che tenga a lungo andare. Lo sapevate che l’acqua è un ottimo solvente? Il che vuol dire che se da un lato siamo contenti di cuocerci la pasta perchè il sale ci si scioglie bene dentro, nel caso dell’invasione di un alieno idrico ci sono dei problemi.
Comunque, in un piccolo delirio di onnipotenza, il Dottore decide di cambiare la Storia (anche se questo sarebbe un punto fisso da non cambiare, ma chissenefrega, io sono il Dottore, la serie porta il mio nome, quindi è mia e me la gestisco io) e di salvare il comandante della base. Il comandante dice: “Sai che c’è? Io dovevo morire oggi e tu mi salvi? E io mi sparo! Ciccacicca!”.
Il Dottore non apprezza sta cosa.
Ma apprezza ancor di meno sta storia della profezia che ci sta per lasciare le penne (entro massimo 2 episodi, direi).

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Doctor Who Special 2 – Planet of the dead

Londra, giorni nostri. Un autobus va, a bordo, oltre a qualche comprimario di scarsa importanza, ci sta pure il Dottore. Che, oh, uno ogni tanto ha voglia di prendere i mezzi di trasporto del volgo. Ovviamente, visto che lui c’ha pure del buon gusto, si va a sedere a fianco all’unica strappona presente sul pullman (che pare sia una ladra, sul modello di Catwoman) e ci prova pure offrendole un pezzo di uovo di pasqua mezzo masticato. Lei rifiuta cordialmente (saranno gli sputazzi della bocca piena del Dottore a non invogliarla? o il suo desiderio di mantenere dens sana in corpore sano [denti sani in un fisico da modella]?). Il destino, però se la prende e catapulta tutto l’autobus dall’altra parte dell’universo. Così, s’è aperto un wormhole e tu che pensavi di prendere l’autobus e risparmiare 10′ rispetto a fare la strada a piedi ti ritrovi nella galassia dello scorpione. Che poi capitano in un pianeta con la stessa gravità della Terra, con la stessa composizione atmosferica della Terra, con le stesse temperature della Terra (oh, a me sembra siano finiti nel deserto vicino a Dubai più che dall’altra parte dell’universo, ma mica sono io lo sceneggiatore; che se capitavano in un pianeta con gravità 10g o senza atmosfera, scendevano dal pullman e morivano tutti dopo 10 minuti e come si riempiva il resto della puntata?).
Insomma.
Sono passati per il wormhole grazie all’autobus che li ha isolati e per tornare indietro devono ripercorrere lo stesso passaggio al rovescio. Solo che l’autobus è inservibile. Sai com’è, sabbia, gomme sgonfie, poca benzina e quella strana tendenza dei mezzi di trasporto terrestri a bloccarsi dopo aver attraversato l’universo.
Il Dottore e la strappona cercano di capire cosa sta succedendo imboscandosi nel deserto assieme, ma vengono catturati da una mosca antropomorfa. Che, insomma, anche loro han fatto un incidente. Ma c’è pure un altro problema: la sabbia e il deserto sono in realtà ciò che resta di un pianeta florido. Ma quanto tempo fa era florido? No, tipo, stamattina. Ah. E come mai ora c’è il deserto? Eh, son ste locuste con l’armatura d’acciaio. Ah. Secondo me sono un problema. Anche per me. Allora prendiamo il nucleo energetico dell’astronave delle mosche, lasciamo che vengano mangiate dalle locuste e torniamo a casa quanto prima. Con il nuovo nucleo energetico l’autobus ora vola (non solo metaforicamente) e riesce a riportare tutti sani e salvi sulla Terra. Il portale viene chiuso (le locuste l’avevano creato per nutrirsi del pianeta Terra. Dici: e ora dove vanno? Risposta: fottesega, vadano da un’altra parte, mica posso pensare a tutto io), un paio di locuste vengono elimate a pistolettate e tutto e bene quel che finisce bene.
Quindi il Dottore c’ha una nuova compagna? Strappona FTW? No, guarda, io ti porterei anche via con me ai confini dello spazio e del tempo, concedendoci giusto un po’ di limone nei tempi morti, ma sono troppo scioccato: le ultime persone che ho portato via con me son finite tutte piuttosto male. Toh, ti regalo l’autobus volante. Va’ per la tua strada. Il mio destino è restare da solo, almeno finché non trovo qualcun’altra. Bai bai.

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Doctor Who Special 1 – The next Doctor

Il Dottore arriva nell’Inghilterra dickensiana e rimane basito: qualcuno lo chiama. Come può essere possibile, visto che è da solo e nessuno sa che è lì? Stupore e turbamento: una ragazza invoca l’aiuto del dottore, e arriva David Morrissey (che non c’entra niente con il Morrissey degli Smiths). Quando il Dottore (David Tennant) gli chiede chi è, lui (David Morrissey) gli risponde di essere il Dottore. Tennant, visto che non gli sembra di aver ancora avuto quella fazza lì, conclude che sarà a sua prossima (o una delle prossime) reincarnazioni (anche se si sente offeso perchè Morrissey non si ricorda di lui). Ma il tempo per le divagazioni non è molto: una specie di cugino It della famiglia Addams con la maschera da Cyberman attacca la combriccola e tenta di fuggire.
Chi ci sarà dietro? Ma i Cybermen, ovviamente.
Stavolta a organizzare l’invasione robotica è una tipa bionda che non ha proprio un bel rapporto con i suoi concittadini. Infatti prevede di sterminarli tutti, eventualmente risparmiando qualcuno per farne qualche schiavo.
Com’è, come non è, ammazza un po’ di gente, rapisce un po’ di bambini e li mette al lavoro nella misteriosissima fabbrica dei Cybermen (il sospetto è che li mettano a cucire palloni), si fa eleggere padrona dei Cybermen senza passare per il ballottaggio e assume il controllo delle operazioni. Come premio per la vittoria, la First (Cyber) Lady viene sottoposta al cybertrattamento Ludovico (anche se non se l’aspettava).
Nel frattempo scopriamo che il prossimo Dottore (Morrissey) in realtà è un tizio qualsiasi che ha per sbaglio incamerato la memoria del Dottore (Tennant) e che crede di essere lui (tanto da avere un cacciavite sonico, cioè un cacciavite che se lo batti sul muro… suona!).
C’ha pure un fantastico Tardis (cioè una mongolfiera azzurra), che viene usato da Tennant per sconfiggere il terribile piano segreto dei Cybermen: un robot à-la-Mazinga!
Visto questo, visto tutto.
Ovviamente il Dottore ci riesce, tutti felici, il non-Dottore Morrissey riabbraccia suo figlio, invita il vero Dottore a cena e tutti i bambini possono tornare a lavorare nelle miniere di Londra o nelle fabbriche da rivoluzione industriale senza scocciature.

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Why Nikola Tesla was the greatest geek who ever lived

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