Spider-Man 1962-2002: Le storie più belle

Premessa: queste secondo me non sono le storie più belle dell’Uomo Ragno. Secondo me c’è decisamente di meglio, altrimenti non si spiega come un personaggio del genere sia entrato così violentemente nell’immaginario collettivo.
Leggendo l’introduzione di Lupoi, si capisce anche che non si tratta certo delle storie più belle, ma di quelle che meglio si prestavano al volume.
Lo scritto di WM5, invece, devo dire che fa piuttosto pena: scrive l’introduzione ad un volume di cui manco ha letto tutte le storie.
Una nota relativa al contenitore, prima di passare al contenuto: la qualità del volume che ho per le mani è decisamente scadente: la copertina si è scollata quasi subito e si son staccati dei blocchi di pagine (e io sono uno di quei maniaci che i libri non li apre neanche troppo per non rovinarli).
Vabbè, smettiamo con la polemica generica e iniziamo con la polemica specifica. Singole storie:  “Il capitolo finale”, “Goblin vive!”. “E la morte verrà”, “La distruzione che striscia”, “Nessuno uscirà vivo di qui” e “L’Uomo Ragno 11/9/01”.

Il capitolo finale
Il pacco di questa storia è già insito nel titolo: è il capitolo finale di una storia un attimino più articolata. Ma si presenta come prima storia di questo volume. Tant’è. Il succo del discorso è che a noi non frega una Pippa Middleton del perché e del percome siamo giunti a questa situazione. Vediamo Spidey intrappolato sotto le macerie, esausto, in un rifugio subbbacquo (Vulvia, perdonali, perché non sanno quello che fanno) che si sta allagando. Con un pippone sul senso di responsabilità, l’immedesimazione del lettore è garantita. Ogni 2 vignette l’UR ricorda che è stanco morto, affronta gli uomini del dottor Octopus (cioè, arriva a prenderle per cinque sei minuti per RIPOSARSI! poi dice “Ok, meglio restituirne un po’ prima che mi gonfino come una zampogna”), insomma, sforzi immani per salvare la vita di sua zia May. Inoltre, si fa mollare dalla morosa e contratta con JJJ per il prezzo delle foto. Alla fine riesce ad andare a casa a fare un sonnellino e a riprendersi.
La storia più intensa dell’intero volume.

Goblin vive!
Che fare quando il padre del tuo migliore amico è il tuo peggior nemico? Non è la trama di una brom-com, è la situazione in cui si trova il povero Peter Parker nei confronti di Harry Osborn e di suo padre Norman (quello con un simpatico armadillo in testa). La situazione è spiegata brevemente fin dalla prima pagina. L’Uomo Ragno era riuscito a sconfiggere il Goblin e a far dimenticare a Norman Osborn la sua identità malvagia, ma i ricordi latenti spingono per risalire a galla. Nelle pagine successive scopriamo che, oh, succede davvero! E l’Arrampicamuri deve fronteggiare di nuovo uno dei suoi avversari più temibili, senza poterlo eliminare fisicamente (è pur sempre il padre del mio BFF). Long story short: usa una zucca con la droca dentro e gli fa perdere di nuovo la memoria.

E la morte verrà
Solite scaramucce tra l’arrampicamuri e il tentacolare Doctor Octopus (il re della mano morta in autobus). Dopo aver preso un paio di sonore mazzate, Spidey si inventa una sostanza per far impazzire i tentacoli di Doc Ock. Geniale. Cioè, il tuo avversario è un pazzo che ha in mano una sorta di arma micidiale e tu provi a farla impazzire ancora di più? Infatti l’idea si rivela meno buona del previsto, dato che ad un certo momento i tentacoli impazziti iniziano a spaccare tutto (ma no! non mi dire!). Siccome lo scontro avviene su un tetto, alcuni mattoni si staccano e un bambino sta per essere colpito. Il capitano Stacy lo salva, ma rimane mortalmente ferito. Prima di morire, rivela all’UR di sapere la sua identità segreta (“Leggo anche io il tuo fumetto, sai” è una delle vignette censurate in questa storia) e gli affida sua figlia Gwen. “Tranquillo, è in buone mani. La proteggerò da tutti i pericoli, cosa le potrà mai capitare? Tipo che un idiota vestito come uno hobbit la butti giù da un ponte e io le spezzi il collo per salvarla?”. Ma dai.
Spoilerino: la morte è venuta. E si è presa il capitano Stacy. Si era capito questo, vero?

La distruzione che striscia
Disegnato in maniera orripilante (oh, ma schifo proprio!) da Todd McFarlane, l’Uomo Ragno va in cerca di sua zia May, ma deve salvare moglie e figlia di Lizard da Lizard. Ora, non è che esiste una donna sana di mente che decida di sposarsi con una lucertola antropomorfa (anche se esistono i furry, ma meglio non pensarci): si è sposata con Curtis Connors, l’uomo che per un incidente è diventato Lizard (anche voi, ma state attenti alle persone con le iniziali del nome e del cognome uguali. Si sa che menano rogna: o diventano dei supereroi o dei supercriminali). Insomma, in mezzo ad una NY incasinatissima non-chiedetemi-perché-sarà-per-qualcosa-spiegato-benissimo-in-continuity-ma-io-ho-letto-questo-mica-tutti-gli-albi-precedenti, l’UR vede sta roba verde piuttosto incazzosa che cerca di scuoiare la moglie e il figlio del suo alter ego (sai com’è, a diventare una bestia verde uno diventa anche particolarmente di malumore – Hulk, sto parlando con te). Il tutto si risolve facendo rinsavire Lizard (più che altro, facendolo tornare umano) e in pratica lo fanno divorziare per essere sicuri che non faccia più del male alla sua famiglia. E il resto del mondo? Macchissenefrega, fintanto che gira gli alimenti. Non sei tu, sono io. Morale: non c’è mostro che una buona causa legale non metta al suo posto.

Nessuno uscirà vivo di qui
L’Uomo ragno cazzeggia sopra i tetti come al solito e vede una mamma con sua figlia che stan per essere coinvolte da un’esplosione. Lui che fa? Ovviamente si tuffa a salvarle, solo che muore. Oh, così. Mica sarà la prima volta (e non penso neanche l’ultima). Insomma. Il problema è che muore pure sta bambinetta.
L’UR (o, meglio, il suo fantasma) dice che non è giusto e si lamenta con la morte e con Thanos (il supercattivo con un nome che sembra quello di un ristorante siculo-americano gestito da mafiosi – oh, solo a me viene in mente “Tano da morire”?).
Scazzottatina tra i due e poi facciamo pace, dai, risorgete entrambi.
Ah, spoilerino: il titolo mente. Alla fine escono tutti vivi di qui (ma qui dove?).

L’Uomo Ragno 11/9/01
Anche l’Uomo Ragno ha il suo Black Album.
Questa non è una vera storia dell’Uomo Ragno, ma un insieme di riflessioni sull’accaduto, fatte dal protagonista. Altri mutanti di varia natura si intravedono tra le macerie di Ground Zero a dare una mano e ci sono pure un paio di cattivoni che versano una lacrimuccia. Ok, è la rielaborazione di un lutto grosso come una casa (come una torre? – ba bon, niente battute sull’argomento) dal punto di vista dell’universo Marvel. Il succo è più o meno che nemmeno i supereroi possono prevedere certe follie, ma almeno la conclusione è che se il mondo fosse un posto più equo, certe cose non succederebbero (per fortuna non sono arrivati a conclusioni tipo l’Holy Terror di Miller).

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One thought on “Spider-Man 1962-2002: Le storie più belle

  1. […] ultimi anni penso di non averne letto praticamente nessuno, forse la cosa più recente è stata la storia di Spidey relativa al 9/11. Mi approccio a questa mini di Deadpool carico di speranze perché ho letto in giro che Deadpool fa […]

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