Stanley Kubrick. Interviste extraterrestri (Antony Freewin)

*** PIPPONE ALERT ***
Questo testo è un pippone lunghissimo sulla vita extraterrestre, scaturito da alcune considerazioni ispirate dal libro “Stanley Kubrick. Interviste extraterrestri”.
In quanto tale, per la sua completa lettura è necessaria una discreta dose di pazienza (e pure un po’ di attenzione).
*** END OF: PIPPONE ALERT ***

È risaputo che il buon Stanley Kubrick, prima di fare un film, si documentava parecchio. Durante la realizzazione di “2001 – Odissea nello spazio”, il regista si è occupato di reperire alcune interviste a scienziati, teologi, antropologi, psicologi e a varie figure che potessero dare un’opinione sullo stato dell’arte della ricerca della vita extraterrestre. All’epoca l’uomo sulla luna era ancora un’ipotesi (remota, direi), non un dato di fatto e spesso la fantascienza era considerata semplicemente come una cosa per ragazzini ed, eventualmente, per sognatori. Kubrick voleva proiettare degli spezzoni delle interviste fatte, in modo da “riabilitare” il concetto di fantascienza, instillando nelle teste degli spettatori il dubbio che tali argomenti potevano essere visti in un’ottica “adulta”.
Terminato il film, Kubrick si è reso conto che aggiungere una mezz’ora di girato ad una pellicola già piuttosto lunga di per sé avrebbe potuto appesantire troppo la visione (macchè, manno, maddai, tutti noi andiamo al cinema e usciamo dopo QUATTRO ORE freschi come delle rose). Le interviste sono pertanto rimaste chiuse in un cassetto fintanto che le trascrizioni non sono state raccolte nel volume in oggetto.
Nonostante le domande siano più o meno sempre le solite (ed è interessante capire quali siano le questioni considerate importanti nel rapporto con il cosmo durante i primi anni ’60), risulta incredibilmente coinvolgente sentire le risposte dei “capoccioni” dell’epoca (nonostante spesso l’esito sia una roba del tipo “non lo so/non riesco nemmeno ad immaginarlo”).
Le domande riguardano la presenza di vita extraterrestre, l’origine della vita sulla terra, l’evoluzione della razza e della civiltà umana, la creazione di macchine biologiche e di innesti uomo-macchina (cyborg o giù di lì), la creazione di computer intelligenti (fino alla singolarità tecnologica) e dilemmi etici ad essi correlati, implicazioni religiose relative alla scoperta di vita extraterrestre (Gesù è morto qui per salvarci dai nostri peccati, ma esiste un Gesù per ogni civiltà aliena? O Gesù è morto per tutte le forme di vita dell’universo? O la vita nell’universo è ancora ad uno stato edenico, pre-peccato originale, tipo Paradiso Terrestre -nonostante il gioco di parole tra Terrestre e alieno), possibili reazioni della popolazione terrestre in seguito ad una visita extraterrestre e le possibili intenzioni di viaggiatori intergalattici (siamo potenzialmente una cultura da conoscere? O schiavi per una civiltà superiore?)
Ciò che complica terribilmente la possibilità di investigare la presenza di vita al di fuori del pianeta Terra sono le distanze in gioco (e le velocità massime raggiungibili e, di conseguenza, i tempi di percorrenza).
Tanto per capirci: la velocità massima raggiungibile (secondo la teoria della relatività) è la velocità della luce (circa 300 000 km/s). Le distanze galattiche sono misurate in anni luce (ovvero la distanza che percorre la luce in un anno). Per ribadire l’ovvio: Proxima Centauri, la stella più vicina a noi (escluso il Sole), dista circa 4.2 anni luce. Vuol dire che viaggiando alla velocità della luce, ci vogliono più di 4 anni per raggiungerla.
Il problema è che possiamo scordarci di viaggiare con velocità anche solo paragonabile.
Tanto per avere alcuni riferimenti:
– Usain Bolt, che ad oggi risulta l’essere umano più veloce del mondo, detiene un record di poco meno di 45 km/h (picco di velocità).
– una Ferrari arriva a quanto? 4/500 km/h? (esagero).
– lo Shinkansen, il treno più veloce al mondo viaggia a poco meno di 600 km/h (approssimando molto per eccesso).
– l’Apollo 10 ha sfiorato i 40 000 km/h (è il veicolo con equipaggio più veloce finora costruito).
– la massima velocità raggiunta da un oggetto creato dall’uomo è stata raggiunta dalla sonda Helios 2, con la bellezza di (poco più) di 250 000 km/h.
Sembra tanto? La Helios 2 ha toccato i 70 km/s. E senza portare alcun equipaggio a bordo. La luce ne fa abitualmente 300 000.
Questo tanto per introdurre il discorso sulle distanze e sui relativi tempi di percorrenza.
Come se non bastasse, lunghe distanze necessitano per forza di calcoli precisissimi. Immaginiamo di impostare la rotta verso un fantomatico pianeta abitato da extraterrestri per conoscerne gli abitanti. Stimiamo che sia posto alla distanza di Proxima Centauri, ignorando per un momento che non siano ivi stati avvistati pianeti abitabili attorno ad essa (da notare che tra pianeti abitabili e pianeti abitati c’è un abisso).
Usando la nostra Helios 2 (per comodità supponiamo che raggiunga le stesse velocità anche con un equipaggio umano, nonostante le persone a bordo costringano ad un rallentamento dovuto a maggior peso dovuto al peso dell’equipaggio stesso, della sua alimentazione, macchinari per l’ossigeno, ecc.), raggiungeremmo Proxima in appena 18000 anni. Cioè, per dire, se anche fossimo partiti nell’istante esatto in cui si è sciolta l’ultima glaciazione, saremmo a poco più di metà strada.
Ma supponiamo di avere pazienza. Guardiamo il nostro sistema di direzionamento: esso è abbastanza preciso e sbaglia di 1 cm ogni 300 000 km percorsi (che senza punti di riferimento assoluti è pure una manna dal cielo). Ok, ci ritroviamo a mancare il bersaglio di 420 miliardi di km (MILIARDI!).
Per capirci, la massima distanza tra il Sole e Nettuno è di 4 miliardi di km.
Quindi, con una tale (im)precisione, è come puntare il Sole e sbagliare l’intero sistema solare di 1000 volte.
Quanto appena detto vale per Proxima Centauri che, ripeto, è la stella più vicina a noi. Ma proprio la più vicina vicina, cioè il caso migliore migliore migliore; qualsiasi altro pianeta non fa che peggiorare la situazione esponenzialmente.
Oltre alle distanze, permane il problema del tempo. Quanto può durare una forma di vita? E una civiltà? Ovviamente non lo sappiamo, l’unico esempio che abbiamo siamo noi stessi (e quando finirà l’attuale civiltà, non ci sarà nessuno per annotarlo – e avremmo comunque un campione composto da un’unica unità. Un po’ poco per considerarlo significativo).
Quindi, a meno di rivoluzioni tecnologiche epocali, l’idea dei viaggi a spasso per l’universo è piuttosto da accantonare.
Potremmo ripiegare su altri metodi (come in realtà stiamo facendo ora), cioè l’invio di onde radio per comunicare dei messaggi. Per semplicità, consideriamo il caso di emissioni radio in tutte le direzioni (anche se energeticamente è molto più dispendioso) e consideriamo inoltre il caso ottimistico che ci sia una civiltà in ascolto proprio di onde radio (cosa per nulla scontata).
Poniamo il caso (fortunatissimo) che tali onde arrivino ad una civiltà in ascolto. Considero il caso fortunatissimo perché, anche volendo essere generosi, saranno un cento/centocinquanta anni che noi possiamo captare segnali radio e quindi se nei precedenti due milioni d’anni fossero arrivati segnali di natura extraterrestre, non ce ne saremmo manco accorti.
Comunque siamo ottimisti. Esiste una specie intelligente in ascolto. Il pianeta non è così lontano: mettiamo che sia a 80 anni luce. Ecco, in questo momento stanno captando i deliri di Hitler. Ammesso e non concesso che riescano a tradurre il linguaggio e i concetti da lui espressi praticamente in tempo zero, fra 80 anni ci arriveranno i loro consigli su come fermarlo (o, magari, decidono di non voler avere niente a che fare con una civiltà del genere). E dire che a me sembrano infiniti i silenzi imbarazzanti in ascensore!
Un’altra considerazione di natura temporale (che giunge come un fulmine a ciel sereno! Ah! Ah! Ah! temporale, fulmine! Che mattacchione!). L’universo esiste da circa 13,7 miliardi di anni. La prima forma di vita si stima sia apparsa sulla Terra 3,5 miliardi di anni fa. L’uomo esiste da un paio di milioni di anni, ma la civiltà nasce circa 10 000 anni fa (anche se una cosa fondamentale come la scrittura inizia a farsi vedere circa 5000 anni fa). Possiamo generosamente dire che la padronanza dei concetti relativi alle onde radio risale a circa 150 anni fa (come abbiamo detto prima; chi è stato attento già lo sapeva).
Per fare una proporzione, se il periodo in cui abbiamo padronanza delle onde radio fosse lungo 1 secondo, la scrittura esisterebbe da 30 secondi, la civiltà sarebbe nata da un po’ più di un minuto, l’uomo sarebbe nato da quasi quattro ore, mentre la vita sulla terra sarebbe comparsa da 9 mesi. Il Big Bang sarebbe avvenuto 347 giorni fa (poco meno di un anno). Non per ripetermi, ma penso valga la pena ribadire il concetto: se l’universo fosse nato un anno fa, in proporzione noi saremmo in grado di comunicare con forme di vita extraterrestri da circa un secondo. In questo lasso di tempo è più che lecito pensare che la vita extra-terrestre abbia potuto evolversi e addirittura finire, come pure si può immaginare che non si sia ancora sviluppata.
Ed ora, una piccola panoramica di possibilità da prendere in considerazione quando si pensa alla vita al di fuori del pianeta Terra. Essa potrebbe:
– essere nata, evoluta in forma di vita intelligente e civilizzata, ma ormai estinta (per cause naturali o per autodistruzione);
– essere nata, ma non ancora evoluta in forma di vita intelligente (per capirci, a livello di ameba o di piante) oppure evoluta in forme di vita intelligenti ma non civilizzate (l’equivalente dei nostri animali). Anche se non è detto l’evoluzione della vita porti all’intelligenza e all’autocoscienza;
– forme di vita assolutamente per dimensioni non paragonabili a noi (alieni microscopici o delle dimensioni, che so, di un continente). Ma le possibilità sono infinite: anche l’idea di una forma di vita non basata sul carbonio apre degli scenari decisamente interessanti;
– siamo attualmente visitati/monitorati. La prima ipotesi comprende gli UFO (seee, crediamoci), mentre la seconda prevede che alieni (che, per essere giunti a noi, hanno per forza di cose una tecnologia molto superiore alla nostra) ci stiano “osservando” senza la necessità di un contatto diretto. Inoltre va presa in considerazione la possibilità che visitatori da altre galassie siano potuti giungere fino a noi superando in qualche modo la velocità della luce (Einstein, perdonali, perché non sanno quello che fanno). Questo implica che non li vediamo muoversi (e non che gli UFO siano come quelli avvistati attualmente, che hanno le velocità paragonabili a quelle delle mongolfiere). Ci sono anche implicazioni relative a viaggi nel tempo e ad effetti che precedono cause, ma qui si rischia di divagare troppo;
– siamo stati visitati in passato (anche se in realtà pare strano che non sia rimasta una traccia inequivocabile di una visita del genere);
– nell’universo esistono altre specie, intelligenti, autocoscienti e più evolute di noi, ma semplicemente le comunicazioni intergalattiche sono impossibili da realizzare;
Il succo è che la questione è così complessa (e i valori di spazio e di tempo in gioco sono così sconfinati) che possiamo dirci sicuri dell’esistenza di vita extraterrestre solo a seguito di un contatto. Al contrario, fintanto che un contatto non c’è, non possiamo sapere se esista (o sia mai esistita) vita nell’universo al di fuori del pianeta su cui viviamo.
Tutto preso dal pippone, mi son scordato di spiegare cosa ne penso del libro. La lettura è vivamente consigliata a quanti siano interessati all’argomento, anche se ha l’effetto collaterale di mettere in moto una serie infinita di domande e implicazioni che non possono trovare risposta (a meno di un incontro con forme di vita extraterrestri, ovviamente). Però adesso è ora di pranzo, quindi andiamo a mangiare.

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