Superman Red Son

Superman non mi è mai stato particolarmente simpatico, né ha mai attirato la mia attenzione. Voglio dire, è il classico perfettino, il secchione che a scuola corregge la maestra (e il fatto che a me sia sporadicamente successo in passato è diverso, io sono giustificabile, io sono meglio, io non giro con una maglia con le mie iniziali), è come Topolino, come Pegasus, come Quo (ma pure Qui e Qua non scherzano), come Jack di Lost.
Da queste parti riscuotono simpatie i personaggi tormentati, che non sanno mai qual è la cosa giusta da fare, che sono impacciati o, al contrario, sono sicurissimi delle proprie azioni per poi andare a sbagliare irreparabilmente. Quindi, si sa, che l’amore va tutto a Pippo, Phoenix (ma anche Sirio e/o Cristal; Andromeda no, quello sta sulle balle a tutti ché è troppo poco virile), Paperino (e ancor di più Paperoga), Hugo (anche se dalle parti di Lost, un giretto su… ehm, un giretto con Kate non ci starebbe neanche male [nota per la signora in “Polenta e Computer”: lo scopo del giro è esclusivamente per provare un furgoncino hippie su un isola con gli orsi polari, giuro.]).
Casualmente sono venuto a conoscenza di questo Superman Red Son e mi sono dedicato alla raccolta di qualche informazione in più,  mentre la mia mente malata già si immaginava una realtà in cui Superman fosse stato adottato da Red Ronnie. La storia è ancor più sconvolgente: una realtà alternativa che vede Kal-el arrivare sulla Terra con poche ore di ritardo (Trenitalia protagonista indirettamente anche dei comics americani) e cade in una fattoria ucraina anziché nel Kentucky.
In pochi anni, invece che campione del turbocapitalismo, diventa l’uomo fidato di Stalin e vessillo del comunismo. Gli uomini sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Ecco, un uomo invincibile, volante e che spara raggi dagli occhi è decisamente più uguale degli altri. Ma siccome “ognuno secondo le sue possibilità e ad ognuno secondo le sue necessità”, al buon Superman non tocca nulla se non salvare tutti da incidenti catastrofici, alcuni dei quali causati da quel simpaticone di Lex Luthor. Lex è un simpatico individuo che, dopo aver sposato Lois Lane, gioca a scacchi con i robot che costruisce (e si bulla di vincere) fino a quando non trova la sua ragion d’essere nell’eliminazione di Superman.
Nel frattempo, Stalin ci lascia le penne e l’uomo d’acciaio (stahl in russo vuol dire acciaio, sapevatelo) viene sostituito dal vero Uomo d’Acciaio (Superman è noto anche come l’Uomo d’Acciaio).
Lo strapotere di Superman, che diventa una sorta di Grande Fratello che protegge e sorveglia l’intero pianeta, viene minato solo da dei Batman sovietici, che sono molto simili a V (vedi V for Vendetta). Molto simile a quanto descritto nel fumetto di Alan Moore è anche la diffusione di una pletora (Gesù, son dieci anni che non vedevo l’ora di usare ‘sta parola) di Batman anarchici.
C’è pure Wonder Woman, che flirta quanto più possibile con Superman. Ma l’Uomo d’Acciaio è interamente d’acciaio, pure il suo cuore (ma non il suo pube, a differenza di quanto vorrebbe WW).
La valutazione complessiva di questo fumetto non può che essere ancorata a due grossi problemii.
Primo, iniziando a leggere le avventure di un supereroe da un what if, si perde tutta la marea di citazioni di cui tutta la storia è infarcita.
Secondo, la storia dei Batman sovietici (la parte migliore di questo “Red Son”) ricorda troppo V for Vendetta. Il confronto è inevitabile e si sa che chiunque si confronta con Alan Moore ne esce con le ossa rotte.
In sostanza, consigliatissimo ai fan di Superman e a chi non ha ancora letto niente di Alan Moore.
Ma se uno non ha ancora letto Alan Moore, meglio che si dedichi alle opere del genio stramboide, piuttosto che impegolarsi con questo volume.

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One thought on “Superman Red Son

  1. […] Tintin si riconosce a stento) e la storia è tenuta su con lo sputo (e sono generoso). Fresco di esperienze fumettistiche sovietiche, non mi sono stupito nel trovarmi di fronte ad una storia furiosamente anticomunista (tutti i […]

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