Monthly Archives: August 2012

La profezia dell’armadillo

Il fatto che Zerocalcare sia un autore formidabile è sotto gli occhi di tutti. Le sue storie autobiografiche sono divertentissime e il caso di condividere la sua età anagrafica (e pure lo stesso background culturale) fa sì che mentre leggo le sue storie mi sembra di parlare con un amico che conosco da una vita. Appena iniziato il libro avevo il sospetto che fosse sottotono, che facesse meno ridere delle sue strisce (ma in ogni caso, mi sarebbe andato bene così: almeno ho contribuito a finanziare un artista che regala a me e al mondo una serie di capolavori, settimana dopo settimana). Poi ho capito. L’ho capito quando non sono riuscito a staccarmi dal volume fino a quando non sono arrivato in fondo. Qui il fatto di non far ridere ad ogni tavola non è un discorso di essere sottotono: stiamo invece parlando di una cosa diversa. Non sono strisce di ridere, che ogni tanto riescono ad evocare un accenno di malinconia. Qui stiamo parlando di drammi, di tristezza, di spaesamento, a tratti di impotenza. E nonostante questo, si riesce pure a ridere.
Tutto il libro è articolato in brevi storie autoconclusive, lunghe poche tavole (max 5, ma nella maggior parte si tratta di 2-3 tavole) tenute insieme da un unico filo conduttore. E vabbè, a me poi è venuta la tristezza quando sono arrivato alla fine, proprio a causa di quell’unico filo conduttore.
Emblematica è la tavola relativa alla spiegazione di che cos’è la profezia dell’armadillo, come la tavola finale.
E su, còmpratelo: costa poco, si legge in fretta, ma ci vuole molto a dimenticarsene.

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Batman: Year One

Come si può facilmente intuire dal titolo, qui si trattano le vicende relative al primo anno di servigi resi dall’Uomo Pipistrello a Gotham City. Il ritorno a Gotham di Bruce Wayne coincide con l’arrivo del commissario Gordon, uomo fedele alla giustizia, ma ormai disilluso. Un uomo che spera che sua moglie non sia incinta, che ci sia un errore, ché non è giusto dare alla luce un figlio in un mondo così corrotto. E il mondo così corrotto è ben rappresentato da una Gotham buia, pericolosa, minacciosa, criminale, violenta. La polizia è in completa combutta con i malviventi che dovrebbe combattere. Ma che ci si può aspettare da una città che come nomen omen si limita a chiederti se hai comperato il prosciutto (Got ham?)?
In particolare Flass (che non c’entra niente con l’alter ego di Barry Allen, o almeno spero, altrimenti il continuum della DC è ancora più incasinato di quello che pensavo) incarna il potere che punta a perpetrare se stesso, arrivando a giocare a baseball usando al posto della pallina la testa di Gordon, colpevole di essere troppo onesto e troppo zelante (sì, come in Hot Fuzz, solo che qui non c’è proprio niente da ridere).
Intanto un Bruce Wayne, ossessionato dal senso di colpa per la morte dei genitori, vota la sua vita (ma anche il suo torace e tutto il resto del suo corpo) alla lotta contro il crimine. Va nei quartieri malfamati e cerca di mimetizzarsi vestendosi male e mettendosi una cicatrice finta. Se me lo chiedeva, gli prestavo il neo che indosso a carnevale quando mi travesto da Cindy Crawford (tra parentesi, il mio travestimento consiste solo nell’indossare un neo – e non vuol certo dire che giri per il paese ignudo con un neo in faccia come unica protezione contro il pubblico ludibrio).
Si mimetizza abbastanza bene, almeno fino a quando non inizia a fare a ceffoni con dei brutti ceffi (e per fortuna non eran gaglioffi, che fare a gaglioffoni non è così semplice).
Nonostante Bruce si difenda dignitosamente, alla fine prende un paranco di botte. Torna a casa sua e lì finalmente ha l’intuizione. In una scena che richiama “Il corvo” di E.A. Poe (mammamia che citazioni colte -e infatti sta roba del parallelo con la poesia di Poe l’ho letta in giro non mi ricordo dove), Bruce Wayne capisce che non può semplicemente picchiare i malviventi (e soprattutto non può farsi picchiare da loro). Deve spaventarli. Far loro paura. Diventare un’idea. Un’idea non si può uccidere (V for Vendetta anyone?). Che cosa è nero, fa paura (e anche un po’ schifo) e arriva di notte senza che te lo aspetti? Prima che qualche mente malata formuli delle ipotesi che non ho il coraggio di sentire, rispondo io. Un pipistrello. Batman is born (accidentalmente, is born in the USA, ma condivide la stessa sorte con qualche centinaio di milioni di persone).
Ovviamente ai vertici della polizia corrotta non piace l’idea di un vigilante che fa rispettare la giustizia, mettendoli in cattiva luce o, addirittura, rompendogli le uova nel paniere (trad.: riempiendoli di botte, specialmente nei maroni) e iniziano una campagna mediatica contro di lui (come succede al povero Spidey fin dalle prime avventure).
Batman non si intimidisce e continua ad operare, mettendo in scena ogni accorgimento per evitare che il suo alter ego venga scoperto.
Catwoman inizia di lì a poco la sua carriera criminosa, ma la stampa la dipinge come uno sgherro di Batman (oh, e a lei non va giù sta roba).
Alla fine Batman trova un alleato nel commissario Gordon dopo avergli salvato il figlio appena nato, lasciando presagire l’imminente arrivo di un buffone mascherato da clown. Un problemino da nulla, guarda. Questo Joker lo sistemiamo in quattro e quattr’otto. Le stesse parole usate ogni volta che in Italia si apre un cantiere pubblico.
Ora, Frank Miller delinea bene i personaggi, la storia è credibile e avvincente, sia nella parte relativa al tormento e all’ossessione di Batman, sia quando si mostra la corruzione di Gotham.
Personalmente mi trovo un po’ a disagio con l’idea di un vigilante che si fa giustizia da solo, a prescindere dalle regole. Trovo che sia un modello mooolto pericoloso, che instilli nella gente un desiderio di vendetta più che di giustizia (del resto è la cosa che più mi urtava quando guardavo le prime stagioni di Dexter).
Qui si parla di storie: quando la società è troppo corrotta per badare a se stessa, un eroe è necessario, anzi. È un ottimo esempio. Ma nella saga di Batman in più di qualche momento si fa luce sulla contraddizione connaturata nel far rispettare la legge ponendosi al di sopra di essa.
Ma alla fine: chissenefrega, a noi piace vedere gli antieroi che ci proteggono e vigilano su di noi, volteggiando nella notte sopra i tetti, come delle versioni dark dei Supertelegattoni.

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