Monthly Archives: October 2012

Watchmen

Di Alan Moore ho letto abbastanza poco: una storia di Batman, V for Vendetta e mi pare niente altro. Ogni volta che ci ho avuto a che fare ne ho sempre parlato con i toni posati del fanboy Apple quando esce un nuovo iCoso, dell’adolescente innamorato che incontra la sua band preferita, della casalinga media quando esce il nuovo libro della Parodi: insomma, mi strappo i capelli e pretendo che tutti prendano parte allo stato di estasi mistica in cui mi trovo.
Ma stavolta è diverso: qui abbiamo un’opera ENORME. Una fottutissima bomba.
La storia la accenno solamente (se qualcuno inizia a leggerlo, è un privilegio scoprire i vari pezzi un po’ alla volta, senza spoiler o anticipazioni). Siamo in un 1985 alternativo dove per le strade statunitensi girano dei vigilantes mascherati. La versione di Moore di quello che Marvel e DC chiamano supereroi. Per la prima volta ci troviamo davanti delle persone dalla morale quantomeno dubbia, disadattati sociali, violenti mercenari, arrivisti sociali che puntano a capitalizzare la propria immagine, persone costrette da aspettative genitoriali e persone che fuggono da un terribile senso di impotenza, fino ad arrivare a divinità alienate, incapaci di capire realmente il mondo.
La storia inizia con la morte di uno di questi “eroi” e si dipana seguendo le indagini per trovare l’omicida e inciampando in tutte le cause e le conseguenze di tale fatto.
La forma è impeccabile, un puzzle complessissimo in cui i vari pezzi si incastrano da soli nel corso della storia, fino ad un finale inaspettato quanto inevitabile.
Dilemmi morali (arrivi alla fine e ti chiedi: ma chi è che ha ragione?), uno spiegone assurdo dell’accaduto (ma che ha un senso di verosimiglianza pazzesco, nonostante tutto), tanti particolari ricorrenti che denotano una non comune attenzione per il dettaglio, le vignette che sembrano delle bozze per la regia di un film, pochissime splash page (e quando ci sono sono un pugno in pancia), dialoghi densissimi e lunghissimi (ma questa è un po’ la cifra stilistica di Alan Moore).
E c’è pure da aggiungere che i disegni di Gibbons sono fenomenali.
Fatevi questo regalo, anche se non vi piacciono i supereroi. Qui non ce ne sono: ci sono solo le avventure di un gruppo di persone meschine che hanno la passione per vestirsi in maschera.
Tipo i grandi mattonazzi russi, ma meno noiosi e con il 100% in più di gente vestita strana.

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The hunger games

Vabbè, insomma, ‘sto libro ormai l’hanno già letto tutti e ne hanno già parlato e riparlato tutti, quindi certe cose le possiamo saltare a piedi pari. Tipo, in ordine sparso, ma non completamente casuale. Futuro apocalittico. 1984. Battle Royale. Tiro con l’arco. La lotteria di Shirley Jackson. Jennifer Lawrence bona (no, questo no, meglio tenerlo per quando si parlerà del film). Nuovo capolavoro della YA (Young Adult). Harry Potter puppa. Primo capitolo di una trilogia (emmobbastaperò con ste trilogie, che uno ha un’idea del menga una e non basta che ne cavi fuori un libro, no, deve farne per forza una trilogia, in modo da essere sommersi dal triplo delle minchiate).

Ok. Sgombrato il campo dalle banalità che sono stufo di sentire, è il momento delle banalità che non mi stufo di dire.
Chiedo a chi parla di capolavori di YA: quali sono le caratteristiche di questa categoria? Scrittura piatta? Prevedibilità delle situazioni? Deus ex machina per risolvere ogni problema?
Se questo è quello che si aspettano i giovani adulti, faccio una previsione: cresceranno con una capacità espressiva limitata, avranno una vita noiosa e aspetteranno sempre che qualcun altro venga a risolvere i loro problemi.
Il momento del dilemma etico: per argomentare diligentemente devo spoilerare qualcosa (considerando la vacuità della trama, con le tre minchiate che dico è come aver letto tutto il libro), ma spoilerare è sempre sbagliato. Che faccio? Massì, dai, e chissenefrega: spoiler selvaggi da qui in avanti (giustificazione morale: vi risparmio 3/4 ore della vostra vita che potete dedicare ad attività socialmente più rilevanti).
Prima cosa: il libro scorre via veloce. Nonostante l’abbia letto in lingua originale (che non è la mia madrelingua), in una manciata di ore si arriva alla fine. È un inglese abbastanza piatto, che non sembra dedicare molta cura alla scelta delle parole e delle espressioni, abusando di frasi fatte (si sarebbe potuto sentire uno spillo cadere, usata almeno DUE volte – evviva l’originalità; chissà quanto ci ha messo per trovare un’espressione così calzante).
Gli sfegatati sostenitori della Collins potrebbero parlare di stile asciutto, io opterei più per una tonalità mista tra piatto e trito (un piatto di tritato?).
La trama in breve (lo so che ho appena detto che la sanno tutti, ma è solo per testare le mie capacità di sintesi): siamo nel futuro. Ci sono dodici distretti. Ogni anno sono estratti un maschio e una femmina per ciascun distretto. Poi sono tutti messi insieme e devono ammazzarsi tutti. Alla fine ne rimarrà solo uno (Highlander docet). Viene estratta la sorella minore della protagonista. Katniss, tale protagonista, si offre subito volontaria per salvare la sorellina dal triste fato. Viene estratto anche il figlio del fornaio, che, nel giro di una trentina di pagine si capisce che è innamorato di lei. Ovviamente va a finire che i due si salvano, grazie ad una provvidenziale storpiatura delle regole fatta all’ultimo minuto. Finale su un triangolo amoroso.
Tutto il resto è un po’ di fuffa attaccata lì per fare mucchio.
Il problema principale di tutta la faccenda è che ogni singola difficoltà che Katniss si trova ad affrontare si risolve tramite insperati colpi di fortuna, deus ex machina vari o comportamenti assolutamente insensati da parte di ogni antagonista con cui ha a che fare.
Katniss prende il punteggio più alto nella mostra dei talenti? La squadra di professionisti del massacro che si è formata non cerca certo di eliminarla per primo (ehi, l’ultima arrivata che prende il punteggio più alto di tutti? Seriamente? Solo per aver centrato una mela con una freccia?). Ma perché eliminare per primo il pericolo più grande? Occupiamoci invece dei pesci piccoli.
Katniss ha bisogno di far bella figura? Nonostante venga dal distretto più sfigato si becca gli stilisti migliori!
Inizia la battaglia e i partecipanti devono accaparrarsi il materiale per combattere? Katniss prende il primo zaino che trova che, casualmente, è stracolmo di oggetti utilissimi.
Katniss è vittima delle scottature? Nessun problema, pronti che arriva la crema contro le scottature.
Katniss sta per morire di sete? Ecco che trova l’acqua.
Katniss è arrampicata su un albero circondato di antagonisti? Casualmente c’è un nido di vespe proprio su quell’albero.
Katniss ha bisogno di arco e frecce? Nessun problema, muore proprio la persona che l’aveva preso.
A Katniss serve che le regole vengano cambiate per non dover uccidere Peeta? Nessun problema, le regole immutate per più di settant’anni sono alterate a suo uso e consumo.
Potrei andare avanti ancora a lungo, ma francamente la cosa diventa rapidamente noiosa.
Poi, se nonostante tutto ciò un sacco di gente compra lo stesso sto libro, un motivo ci sarà pure (anche se temo che c’entri poco con le qualità del romanzo e molto di più con il problema della stupidità dilagante).

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