Monthly Archives: January 2013

Luna? Sì, ci siamo andati

luna, si ci siamo andati20 luglio 1969: Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins sono i primi esseri umani ad arrivare sulla luna.
Ad oggi c’è un sacco di gente convinta al 100% che questo sia una montatura. Qualsiasi prova si possa presentare a questi bellimbusti non verrà considerata, perché loro hanno capito tutto, perché c’è un mega complotto, perché perché perché.
Questo libro non è per loro (anche perché per loro andrebbe bene solo un randello d’ebano, tre volte al giorno prima dei pasti).
C’è però chi si fa intortare da questi lunacomplottisti duri e puri. Almeno un po’. C’è chi guarda Voyager e Mistero e pensa che, beh, insomma, potrebbe anche essere, alla fine se lo dice la TV, guarda quante prove presentano.
È a queste persone che è pricipalmente rivolto questo libro. A loro e a chi abbia voglia di approfondire un po’ come sono state realizzate le missioni lunari.
Dopo un capitolo di presentazione della situazione storico-politica che ha portato alla corsa allo spazio, Attivissimo struttura il libro in una serie di obiezioni lunacomplottiste alla “tesi ufficiale”, a cui fa seguire puntualmente una risposta breve e un approfondimento documentato del perché l’obiezione portata è una scemenza. A volte lo stesso concetto viene ribadito più volte rispondendo ad obiezioni diverse pur di garantire la possibilità di controbattere alle singole obiezioni di chi crede che l’allunaggio sia una messinscena senza dover rileggere tutto il volume, ma solo spulciando la risposta all’obiezione portata.
In poche densissime pagine sono presentati parecchi aspetti delle missioni lunari, tutti in modo molto chiaro, fino a risultare a tratti pedante.
Un ottimo vademecum da presentare a tutti i dubbiosi, corredato alla fine di alcune gustose e divertenti curiosità (come i numeri di Playboy portati sulla luna o Buzz Aldrin primo uomo a fare la pipì sulla luna).
So già cosa penseranno i miei lettori dai braccini corti: ma c’è la crisi, ma non posso mica comprare tutti i libri che mi dicono che sono belli, ma poi magari ne leggo tre pagine e poi mi spacco le palpebre, magari potrei vedere se lo trovo in biblioteca, ma ho perso la tessera 10 anni fa e la bibliotecaria mi sgrida prima di rifarla.
Prima che inizi questa litania di scuse non richieste (ché si sa che io ascolto solo una persona, cioè me stesso), mettiamo i puntini sulle i (purché minuscole, sennò meglio lasciar stare): il libro è legalmente disponibile per il download gratuito. Gratis, free of charge, non bisogna pagare nulla, regalato. Scrocconi di tutto il mondo, riunitevi e cliccate su questa pagina!

Advertisements
Tagged

Tintin vol.2

tintin vol02

Quando la volta scorsa abbiamo parlato del primo volume della raccolta delle storie del giornalista avventuriero un po’ impiccione e un po’ saccente, una cosa che era emersa abbastanza fortemente era l’assenza di una storia: la trama degli episodi era attaccata con lo sputo e serviva come mera giustificazione per raccordare scene d’azione rocambolesche e situazioni esotiche. Per dirla con altre parole: se fosse continuato così com’era iniziato, non penso che oggi ci sarebbe qualcuno che si ricorderebbe ancora di Tintin. Ma già a partire dalla seconda storia di questo volume, la trama inizia ad avere un senso e tutta la storia ruota attorno al misterioso mistero di alcuni sigari misteriosi che il reporter trova nel misterioso deserto egiziano. Mister(ioso) Tintin risolve la situazione che funge in realtà da prologo per la storia seguente, ultima del volume, in cui il reporter si sposta in Asia e continua ad avere a che fare con le temibili cerbottanate che rendono pazzi. Altro mistero da risolvere, ancora avventura. Le due storie citate sopperiscono ampiamente all’ingenuità della prima, in cui Tintin vola in America per concludere quanto aveva iniziato in Congo (nel volume 1): sgominare la criminalità organizzata di Chicago. In questa storia c’è ancora la voglia di stupire con il colpo di scena più che di raccontare una storia (ad un certo punto Tintin scappa da un’auto tagliandone un pezzo con una sega! SRSLY?). E infatti appena fuori Chicago ci sono indiani e cowboy (con gli indiani che inconsapevolmente aiutano la criminalità organizzata).
Insomma, la prima storia (“Tintin in America”) fa sorridere per la sua ingenuità, mentre “I sigari del faraone” e “Il loto blu” cominciano ad offrire un bell’intrattenimento.
Bonus: nel presente volume prima apparizione di Dupon e Dupont.

Tagged , ,

Un polpo alla gola

un polpo alla golaBreve e coinciso: f*ttuto capolavoro. “La profezia dell’armadillo” era (è) fantastico. Questo qui è ancora meglio. Concedetevi un paio d’ore di puro piacere. E se non vi piace, è solo perché non capite una cippa.

Tagged ,

Il cinema secondo Hitchcock

il cinema secondo hitchcockÈ possibile scrivere una recensione spoiler free (nel senso di libera da spoiler) di un libro free spoiler (in cui gli spoiler girano liberi come i radicali in un ospizio – ovviamente parlo dei radicali liberi – e no, Pannella non c’entra niente, se non per il discorso dell’ospizio)?
Non sono sicuro sia fattibile, ma io, incurante del pericolo, mi tuffo nell’impresa con un triplo carpiato avvitato che in confronto Celentano in “Innamorato pazzo” mi fa una pippa.
Dicevamo?
Ok, allora, quella che abbiamo davanti non è la biografia di Hitch (il regista che condivide il soprannome con una commedia di Will Smith – e ovviamente non sto parlando di Men in Black), non è un libro di teoria del cinema, non è una semplice intervista. Abbiamo detto tutto quello che non è. Ma allora che cos’è? Ai meno giovani verrà subito in mente il tormenone non-è-una-gomma-non-è-una-caramella-ma-allora-che-cos’é? Nonostante la risposta scaturisca quasi automaticamente, essa non c’entra nulla.
OK, ho capito, mi sono perso di nuovo. Pappalardescamente ammetto che è meglio se ricominciamo. Tracciamo un vallo di Adriano (Pappalardo? Celentano?) tra l’introduzione e il resto del post e facciamo finta che non sia successo nulla.
Il buon Alfred Hitchcok è una regista noto e ammirato da pubblico e critica. Uno dei suoi fan che, come lui,  si diletta con la macchina da presa (un tale Francois Truffaut, non so se qualcuno lo ha mai sentito nominare) riesce a coinvolgerlo in un mega-progetto: una super intervistona che spazia lungo tutta la carriera del regista angloamericano.
Hitch approva.
E quello che ne scaturisce è un volume che è un condensato non solo di tecnica cinematografica, ma anche di tutta la filmografia di uno dei più grandi registi che abbiano mai esercitato la professione (di regista – chiarisco, perché le malelingue potrebbero pensare che “la professione” si riferisca a qualcosa di meno nobile).
Mentre stavo leggendo il libro, mi sono chiesto più volte quale sarebbe il modo migliore per fruirne.
Secondo me bisogna seguire un rigido percorso fatto di pane e disciplina, con l’eccezione del primo capitoletto che narra un paio di aneddoti della vita del giovane Alfred (il migliore: fa arrabbiare il padre che lo manda alla polizia con un biglietto su cui c’è scritto “Arrestatemi!”)
Il modus operandi ideale prevede, innanzitutto, di vedere tutti i film di Hitchcock. Poi di leggere il libro e ogni volta che si finisce di parlare di un film, andarselo a rivedere.
Io mica ho fatto così. Avrò visto sì e no una decina di film (che sono pochissimi in rapporto con il numero totale di pellicole girate), di cui alcuni parecchi anni or sono.
Ma tant’è, il libro è una folgorazione lo stesso. Oltre a rivelare l’opinione dello zio Alfred su ognuno dei suoi film (e spoilerando praticamente sempre trama e finale), è bellissimo scoprire con che naturalezza venivano fatte certe scelte registiche strettamente collegate a tutta una serie di significati: in questa situazione è ovvio che devo usare questa inquadratura, altrimenti non avrò l’effetto che voglio (quanti registi odierni dovrebbero studiare a fondo questa intervista!).
Un must per tutti quelli che amano il cinema (o che gli vogliono almeno un po’ di bene).

Tagged