Il cinema secondo Hitchcock

il cinema secondo hitchcockÈ possibile scrivere una recensione spoiler free (nel senso di libera da spoiler) di un libro free spoiler (in cui gli spoiler girano liberi come i radicali in un ospizio – ovviamente parlo dei radicali liberi – e no, Pannella non c’entra niente, se non per il discorso dell’ospizio)?
Non sono sicuro sia fattibile, ma io, incurante del pericolo, mi tuffo nell’impresa con un triplo carpiato avvitato che in confronto Celentano in “Innamorato pazzo” mi fa una pippa.
Dicevamo?
Ok, allora, quella che abbiamo davanti non è la biografia di Hitch (il regista che condivide il soprannome con una commedia di Will Smith – e ovviamente non sto parlando di Men in Black), non è un libro di teoria del cinema, non è una semplice intervista. Abbiamo detto tutto quello che non è. Ma allora che cos’è? Ai meno giovani verrà subito in mente il tormenone non-è-una-gomma-non-è-una-caramella-ma-allora-che-cos’é? Nonostante la risposta scaturisca quasi automaticamente, essa non c’entra nulla.
OK, ho capito, mi sono perso di nuovo. Pappalardescamente ammetto che è meglio se ricominciamo. Tracciamo un vallo di Adriano (Pappalardo? Celentano?) tra l’introduzione e il resto del post e facciamo finta che non sia successo nulla.
Il buon Alfred Hitchcok è una regista noto e ammirato da pubblico e critica. Uno dei suoi fan che, come lui,  si diletta con la macchina da presa (un tale Francois Truffaut, non so se qualcuno lo ha mai sentito nominare) riesce a coinvolgerlo in un mega-progetto: una super intervistona che spazia lungo tutta la carriera del regista angloamericano.
Hitch approva.
E quello che ne scaturisce è un volume che è un condensato non solo di tecnica cinematografica, ma anche di tutta la filmografia di uno dei più grandi registi che abbiano mai esercitato la professione (di regista – chiarisco, perché le malelingue potrebbero pensare che “la professione” si riferisca a qualcosa di meno nobile).
Mentre stavo leggendo il libro, mi sono chiesto più volte quale sarebbe il modo migliore per fruirne.
Secondo me bisogna seguire un rigido percorso fatto di pane e disciplina, con l’eccezione del primo capitoletto che narra un paio di aneddoti della vita del giovane Alfred (il migliore: fa arrabbiare il padre che lo manda alla polizia con un biglietto su cui c’è scritto “Arrestatemi!”)
Il modus operandi ideale prevede, innanzitutto, di vedere tutti i film di Hitchcock. Poi di leggere il libro e ogni volta che si finisce di parlare di un film, andarselo a rivedere.
Io mica ho fatto così. Avrò visto sì e no una decina di film (che sono pochissimi in rapporto con il numero totale di pellicole girate), di cui alcuni parecchi anni or sono.
Ma tant’è, il libro è una folgorazione lo stesso. Oltre a rivelare l’opinione dello zio Alfred su ognuno dei suoi film (e spoilerando praticamente sempre trama e finale), è bellissimo scoprire con che naturalezza venivano fatte certe scelte registiche strettamente collegate a tutta una serie di significati: in questa situazione è ovvio che devo usare questa inquadratura, altrimenti non avrò l’effetto che voglio (quanti registi odierni dovrebbero studiare a fondo questa intervista!).
Un must per tutti quelli che amano il cinema (o che gli vogliono almeno un po’ di bene).

Advertisements
Tagged

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s