Monthly Archives: February 2013

Deadpool kills the Marvel Universe

Deadpool_Kills_the_Marvel_UniverseComics americani degli ultimi anni penso di non averne letto praticamente nessuno, forse la cosa più recente è stata la storia di Spidey relativa al 9/11.
Mi approccio a questa mini di Deadpool carico di speranze perché ho letto in giro che Deadpool fa ridere e che la storia in questione si riesce a leggere tutto d’un fiato anche se non si conosce a menadito la temibile continuity Marvel.
Il titolo, alla facciazza di chi teme spoiler, è molto più che programmatico: c’è Deadpool che, uh, uccide l’intero universo Marvel.
Uno si aspetta azione, sagacia, un paio di splash page buttate lì per mostrare quanto si è bravi a disegnare, qualche zinger e un botto di violenza.
E invece la mini risulta noiosa, molte delle uccisioni avvengono fuori campo o in modo piuttosto stupido (l’unica sensata è quella del tessiragnatele – e stiamo parlando dell’intero universo Marvel). Deadpool poi non riesce a dire una battuta che sia una che riesca a strappare non dico una risata, ma almeno una smorfia, un sorriso, niente. Da pistolarsi il glande.
E i disegni sono pessimi.
In definitiva: sceneggiatore più incompetente di un ragazzino delle medie (il finale mi sembra un’idea che può risultare geniale solo ad un adolescente), sviluppo noioso (la menano per 4 numeri con un’idea che ne regge al massimo un paio) e disegni decisamente scadenti.
Appunto mentale: meglio tornare alla Marvel delle origini.

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Doctor Who S05E03 – Victory of the Daleks

Ch-ch-ch-ch-Changes
Turn and face the strain
Ch-ch-Changes
Don’t want to be a richer man
Ch-ch-ch-ch-Changes
Turn and face the strain
Ch-ch-Changes
Just gonna have to be a different man
Time may change me
But I can’t trace time

No, ho sbagliato. Il ch-ch-ch iniziale mi ha mandato in confusione. L’ho capito subito, ma quando parto con ‘sta canzone non mi posso fermare (almeno) prima della fine del ritornello.
In realtà il ch-ch-ch a cui stavo pensando era quello di una canzoncina dei Blur di qualche annetto fa (It could be you).
Aneddoto che non c’entra nulla, ma fa tanto persona dal cuore tenero e in più spezza un po’ la tensione. La canzoncina di cui sopra è apparsa in “The Great Escape”, quarto album in studio dei Blur, classe 1995, subito dopo Parklife e appena prima di quello con Song #2 (uh-hu, tanto per capirci), è stato il primo cd che io abbia mai comprato in vita mia. Lacrimoni. Commozione. Momento amarcordo.
Comunque.
Questo bellissimo aneddoto (ehi, per me è bellissimo, mi scalda il cuore in questo gelido inverno. Ah, il calore delle emozioni e dei ricordi potrebbe sostituire quello della stufa a legna – no, pensandoci, direi proprio di no) potrebbe sembrare inserito a forza solo per dare un’impressione di normalità a questo texano dagli occhi di ghiaccio che abitualmente scrive su queste pagine (NdR: è un modo di dire, non sono realmente texano; è solo per far capire come il mio fascino glaciale sia percepito da chi mi conosce di persona – e se non pensi che io sia un texano dagli occhi di ghiaccio, è solo perché non mi conosci abbastanza bene). E invece. L’aggancio tra canzone e post è bellissimo e arriva proprio dalle primissime parole della canzone summenzionata.
Ch-ch-ch-churchill got his lucky number e così via. Potrei scriverla tutta, me la ricordo ancora a memoria, ma alla fine se a qualcuno interessa veramente c’è sempre l’internet che provvede a saziare le curiosità di chi non ha niente di meglio da fare.
Mi sto distraendo da solo.
La canzone inizia parlando di Churchill e vedi un po’ il caso, chi ti incontrano il Dottore e Amy? Churchill!
Volendo un po’ calcare la mano, il numero fortunato posseduto da Churchill potrebbe essere quello di telefono del Dottore!
I Blur avevano previsto tutto!! Con un decennio di anticipo!!!!1!!uno!!!!undici!!!
Ok, lo ammetto, non c’entra nulla. Però il gancio era buono e quindi entro in scia e mi ci attacco come se fosse un tram.
Il Winston più famoso del mondo (dopo il protagonista di 1984 e l’acchiappafantasmi sfigato di cui non si ricorda nessuno) chiama il Dottore, il quale arriva mesi dopo la chiamata. Ma non ha una macchina del tempo? Non la può regolare un po’ prima? Ma che domande! Stiamo parlando di uno che ha fatto aspettare 12 anni una bambina!
Comunque, Ch-ch-ch-churchill got is lucky number… ehm, scusate… Churchill si è organizzato e per vincere la guerra ha assoldato uno scienziato che ha inventato e costruito i Dalek! E servono il the (o té che dir si voglia)!
Il Dottore sbrocca e ci dice che mica sono amici, che loro sono sempre stati nemici, che sono Dalek, mica dei servitori qualsiasi.
E, oh, funziona. Sti Dalek smettono la loro finzione e iniziano un processo di creazione di una nuova serie di Dalek tutti colorati (evviva! è arrivato il carnevale!).
E si scopre che non è lo scienziato ad aver creato i Dalek, ma sono stati loro a creare lui. Ed è una notizia bomba! Nel senso che lo scienziato stesso è una bomba che potrebbe esplodere distruggendo il pianeta Terra.
Poi, vabbè, il Dottore minaccia i Dalek con un biscotto di quelli con la marmellata in mezzo e salva la situazione: tutti felici e contenti.
Ma siamo ancora in guerra! Vabbé, Winston, hai fatto fuori i Dalek, cosa vuoi che siano un po’ di nazi crucchi?
E il Dottore disimpegna.
Ah, in questa puntata c’era anche Amy, ovviamente. Ha fatto un paio di cose importanti, companion del Dottore, senza di lei andava tutto a rotoli, blablabla.
Permane fondamentale comunque il suo ruolo di bona da paura.
Ma le cose stanno per cambiare!
Ch-ch-changes,
Turn and face the strain….

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