Monthly Archives: March 2013

Scott Pilgrim

scott_pilgrim_box_set_posterIl mondo di Scott Pilgrim l’ho conosciuto grazie allo stupendo film di Edgar Wright. Estasiato dalla visione (ripetuta) di quel gioiello, alla prima occasione ho comprato il cofanetto con la raccolta completa delle avventure del ragazzo di Toronto.
La storia: Scott Pilgrim esce con una liceale, fino a quando incontra (e si innamora di) Ramona Flowers, una ragazza da sogno (nel vero senso della parola, visto che la incontra per la prima volta in un sogno). Per poter continuare ad uscire con lei deve prima però affrontare (e sconfiggere) la Lega dei 7 Ex malvagi di Ramona. Chè, insomma, già a parlar di Lega un brivido corre lungo la schiena. Se poi si parla di un piccolo esercito di ex incarogniti, guarda…
La storia alla fine è tutta qui (con l’aggiunta di una serie di idee altrettanto bislacche).
Premettendo che le aspettative erano alte (se il film che è stato tratto da questo fumetto è un simile capolavoro, figuriamoci come sarà l’opera originale), ma alte alte alte, ma tipo che mi aspettavo una lettura che prendesse tutto quello che conoscevo dei fumetti, lo schiaffeggiasse, lo prendesse a pedate, lo mandasse in un angolo a piangere per instillare nella mia testa svuotata un nuovo senso della vita.
No, tanto per capirci.
Questo er a il colorato e psichedelico mondo dell’ipotetico. Ma la realtà? Com’è sto fumetto?
Diciamo che con le aspettative che avevo io, c’era una sola possibilità: restare deluso.
E infatti, la storia di SP e della sua cumpa è solo bella, innovativa quanto basta (ma vista la quantità di innovazione cinematografica, mi aspettavo forse qualcosa di più – non si era capito?), strizza l’occhio ai manga (e capisco che per uno abituato a leggere solo comics di supereroi, una roba del genere possa essere quantomeno destabilizzante – quantomeno per l’uso delle didascalie per spiegare chi sono i personaggi, l’introduzione delle ricette dei piatti che mangiano i protagonisti, il conto della spesa, gli accordi delle canzoni suonate e tutte ste cose).
La trama dei primi due volumi e mezzo corre abbastanza parallela con la storia narrata nel film, mentre da circa metà del terzo volume si sviluppano parecchie sottotrame in più (nonché cambiamenti veri e propri nella storia).
Quindi grande wow: se uno ha visto il film non sa già il modo in cui  finiscono i vari scontri. Yay! E la cosa funziona anche al contrario (la simmetria delle diseguaglianze!)
Versione TL;DR: divertente, merita, ma non riponeteci troppe aspettative.
Bonus: l’immagine a corredo del post è la stessa del poster omaggio contenuto nel cofanetto.

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L’Omino Bufo – 33 anni per niente

l'omino bufo - 33 anni per nienteL’Omino Bufo è essenzialmente una striscia stupida, che si gongola della propria stupidità.
C’era un periodo della mia giovinezza (cioè tipo l’altro ieri) che ogni mese compravo Cattivik solo per leggere le sei pagine dell’Omino Bufo. Ad un certo punto la situazione era economicamente insostenibile (il costo era di tipo 500 lire a pagina), quindi ad un certo punto ho rinunciato alle pazze risate per motivi puramente economici (ecco un’altra vita rovinata dall’avidità).
Sono sempre stato convinto che l’Omino Bufo fosse la strissia comica più demenziale e divertente del mondo (ah, che bufo che bufo).
Quando ho scoperto dell’esistenza di un volume esclusivamente dedicato al prodotto della mente malata del Pitore di Santini (alter ego bufo di Alfredo Castelli – sì, lo stesso di Martin Mystere) non ho saputo resistere.
Il volume copre il periodo che va da Tilt fino alle vignette su Cattivik, con qualche inserto dal sicuro valore storico (che però con l’Omino Bufo c’entrano poco), ma che in realtà sono piuttosto meh.
Onestamente la prima parte non mi ha entusiasmato come speravo. Pensavo fosse colpa mia, che ormai sono cambiato, che il mio umorismo si è evoluto ad un livello superiore e non riesco più ad apprezzare a sufficienza un po’ di sana demenza. Arrivo alla sezione che riporta le strissie pubblicate su Cattivik e scopro che non riesco a trattenermi. Il vero idolo è Artibani (che si firmava sempre come Pitore di Santini – un tarocco di Castelli). Le sue strissie sono intrise di una miriade di invenzioni, spesso idiote ma sempre esilaranti. Non è la battuta in sé  a far ridere, ma tutto l’apparato di commenti, commentini, note, avisi che sono poste a riempitivo. L’apice si tocca con il Buon Vechio Sio Martin Mystere Bufo (o B.V.S.M.M.B.) e i suoi titoli creativi (che ovviamente non c’entrano nulla con le strissie), tipo “Sgomento in Cappadocia”, “Il ritorno del nano Bagonchi” e “Arguzia nell’Ellesponto”. Il problema è lo stesso di Cattivik: la parte migliore del volume va da pagina 118 a 132 (20 eurozzi per 14 pagine…), mentre il resto non è all’altezza.
La cura nella realizzazione del volume, poi, non è così elevata: più di qualche strissia è stata tagliata male (alcune parole sono parzialmente cancellate) e c’è pure una strissia che si ripete in due pagine consecutive (134 e 135, per la cronaca).
Altissime aspettative, che però sono state deluse. Certo che se mi proponessero una monografia interamente dedicata all’Omino Bufo di Artibani…

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Doctor Who S05E04 – The time of angels & S05E05 – Flesh and stone

Come fa una persona che conosce il Dottore a lasciargli un messaggio? Ovviamente incide su un importante reperto archeologico un messaggio con le coordinate spazio-temporali in cui farsi venire a prendere. La persona in questione è River Song, il Dottore è sempre il Dottore. Che trova il reperto e con il Tardis la preleva proprio al momento giusto. Tutti insieme (c’è anche Amy, ovviamente) appassionatamente verso una nuova avventura. Il Dottore ha di nuovo a che fare con gli Angeli Piangenti. Che adesso quando ti toccano ti ammazzano. E adesso ogni immagine degli Angeli diventa essa stessa un Angelo.
Come al solito, situazione di pericolo assurdo (un sacco di Angeli), don’t even blink (si muovono solo se nessuno li vede, la versione fantascienza/horror di “1, 2, 3, stella”), angeli dappertutto. E Amy che cova un Angelo in testa e, per assurdo, deve tenere gli occhi chiusi, sennò muore.
E come se non bastasse c’è anche la crepa nel muro di Amy, che cancella le cose dallo spazio-tempo (chi ci va dentro cade nel dimenticatoio senza ritorno, un po’ come chi va all’ “Isola dei famosi”).
E tocca separarsi, usare un walkman e la situazione sembra irrecuperabile.
Ma con una buona dose di fiducia nel Dottore (basta non farlo arrabbiare) tutto torna al suo posto.

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