L’Omino Bufo – 33 anni per niente

l'omino bufo - 33 anni per nienteL’Omino Bufo è essenzialmente una striscia stupida, che si gongola della propria stupidità.
C’era un periodo della mia giovinezza (cioè tipo l’altro ieri) che ogni mese compravo Cattivik solo per leggere le sei pagine dell’Omino Bufo. Ad un certo punto la situazione era economicamente insostenibile (il costo era di tipo 500 lire a pagina), quindi ad un certo punto ho rinunciato alle pazze risate per motivi puramente economici (ecco un’altra vita rovinata dall’avidità).
Sono sempre stato convinto che l’Omino Bufo fosse la strissia comica più demenziale e divertente del mondo (ah, che bufo che bufo).
Quando ho scoperto dell’esistenza di un volume esclusivamente dedicato al prodotto della mente malata del Pitore di Santini (alter ego bufo di Alfredo Castelli – sì, lo stesso di Martin Mystere) non ho saputo resistere.
Il volume copre il periodo che va da Tilt fino alle vignette su Cattivik, con qualche inserto dal sicuro valore storico (che però con l’Omino Bufo c’entrano poco), ma che in realtà sono piuttosto meh.
Onestamente la prima parte non mi ha entusiasmato come speravo. Pensavo fosse colpa mia, che ormai sono cambiato, che il mio umorismo si è evoluto ad un livello superiore e non riesco più ad apprezzare a sufficienza un po’ di sana demenza. Arrivo alla sezione che riporta le strissie pubblicate su Cattivik e scopro che non riesco a trattenermi. Il vero idolo è Artibani (che si firmava sempre come Pitore di Santini – un tarocco di Castelli). Le sue strissie sono intrise di una miriade di invenzioni, spesso idiote ma sempre esilaranti. Non è la battuta in sé  a far ridere, ma tutto l’apparato di commenti, commentini, note, avisi che sono poste a riempitivo. L’apice si tocca con il Buon Vechio Sio Martin Mystere Bufo (o B.V.S.M.M.B.) e i suoi titoli creativi (che ovviamente non c’entrano nulla con le strissie), tipo “Sgomento in Cappadocia”, “Il ritorno del nano Bagonchi” e “Arguzia nell’Ellesponto”. Il problema è lo stesso di Cattivik: la parte migliore del volume va da pagina 118 a 132 (20 eurozzi per 14 pagine…), mentre il resto non è all’altezza.
La cura nella realizzazione del volume, poi, non è così elevata: più di qualche strissia è stata tagliata male (alcune parole sono parzialmente cancellate) e c’è pure una strissia che si ripete in due pagine consecutive (134 e 135, per la cronaca).
Altissime aspettative, che però sono state deluse. Certo che se mi proponessero una monografia interamente dedicata all’Omino Bufo di Artibani…

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