Chokladkrokant Bredbar

chokladkrokant bredbar

IKEA, landa delle mille promesse, solo che te le devi costruire da solo. Quale migliore metafora per parlare della vita? E, sì, lasciam fuori di metafora il fatto che nonostante tutti i tuoi sforzi, ad un certo momento i pezzi si sfaldano da soli perchè sono fatti in truciolare di bassa qualità. Oh, a parte ste cose (che io mica ho niente di cui lamentarmi delle robe IKEA che ho preso fino ad adesso, neh), c’è una sezione del punto vendita che esercita un fascino calamaro/calamitico/mitico o, più semplicemente, irresistibile nei miei confronti. Non mi sto certo riferendo alla sezione candele profumate (il buon Iddio protegga la mia virilità, nonostante tutto il tempo che ho trascorso a bruciarmi i recettori olfattivi nelle folli scorribande della Signora in Polenta e Computer, mai sazia di nuove essenze).
Sto evidentemente parlando del negozietto di alimentari protosvedesi dell’IKEA. La prima volta che ne ho sentito parlare ho ironizzato pensando che le patatine in sacchetto fossero fatte con i trucioli avanzati. Simpatico, vero?
Poi ho assaggiato le patatine alla panna acida e la mia reazione è stata più o meno: “CHISSENEFREGA SE SONO FATTE IN TRUCIOLATO NE VOGLIO ANCORA OMG SONO UNA DROGA VOGLIO MORIRE DI INDIGESTIONE DI QUESTE STUPENDE MERAVIGLIE ORGASMOTRONICHE”.
Da lì in poi, ogni occasione veniva buona per andare a comprare qualche delizia gastronomica con la scusa di rifare il mobilio di casa (sono perfettamente consapevole della stupidità e dell’illogicità della mia precedente affermazione).
Con mio sommo dolore, ultimamente hanno tolto dai banchi gli assaggi gratuiti dei prodotti, riducendo del 700,01% (percentuale stimata) l’apporto calorico conseguente alle mie visite presso l’IKEA.
Vago con la coda tra le gambe (si badi, è una metafora della mia tristezza, non sto facendo menzione indiretta della mia virilità), quando la mia attenzione viene rapita da -pathos!- un mostro di cioccolato-ricoperto-di-pezzettini-indefiniti. Prendo in mano il barattolo di crema al cioccolato spalmabile in cui è riportata la promettente effigie e prontamente traduco dallo svedese che i pezzettini indefiniti in questione sono composti di caramello.
OK, è fatta: non posso lasciare sullo scaffale una simile leccornìa, sarebbe contro la convenzione di Ginevra, sarebbe un oltraggio alla Corte, sarebbe come commettere contemporaneamente tutti i peccati capitali.
Giunto alla turbocaverna, mi approccio al rituale di apertura del vasetto con tutta la solennità di cui sono capace.
L’epica di Wagner come sottofondo musicale aiuta.
Svito il tappo, annuso il contenuto.

Pensavo meglio. Vabbè, dai, le aspettative erano oggettivamente alte.
Il colorito è scuretto (comunque è meglio scuro piuttosto che il marrone Nutella – aumentano le probabilità che sia stato usato del cacao vero), ma non posso fare a meno di notare come la presenza del caramello, vero selling point del barattolo, abbia un effetto visivo piuttosto sgradevole.
Oh, ma alla fine, chissenefrega, ahò. Sta roba qui l’abbiamo presa per magnarla, mica per star qui a disquisire di profumi o di apparenza.
E quindi, via, con una sonora scucchiaiata.
Il mostro di cioccolato-ricoperto-di-pezzettini-indefiniti-rivelatisi-poi-essere-caramello disegnato sull’etichetta prometteva una bontà quantomeno mostruosa, e invece l’unica cosa mostruosa che resta è la delusione: il cioccolato è troppo dolce, stucchevole, ha un gusto tipo il temibile Milka, mentre il caramello non è armonizzato e sembra di star lì a masticare pezzettini di zucchero bruciacchiato.
Decisamente bocciato (poi, oh, nonostante tutto, il vasetto non ha visto l’alba del giorno seguente, ma questa è un’altra storia [non lascio testimoni nelle mie prove culinarie]).

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