Daredevil: reborn

daredevil rebornDaredevil: reborn (noto nella nostra ridente penisola anche come “Devil Renato”) è una mini in 4 numeri. 4 numeri da 24 pagine l’uno per un totale di 96 pagine che si leggono in, quanto, venti minuti? Stiamo parlando mediamente di una dozzina di secondi a pagina. Considerando che in mezzo ci sta pure lo scoglio dell’uso di una lingua non natìa (anglais) e pure una pausa pipì, i tempi di lettura si approssimano a quelli che aveva Supervicki.
Vabbè, insomma, forse mi ci sono avvicinato con aspettative troppo alte. Anzi, se vogliamo essere proprio onesti, diciamo che ho proprio cannato di brutto. Quello che volevo leggere io era Daredevil: born again, ma ho fatto confusione con i titoli (che imbarazzo! Ma anche sti autori di comics, un po’ di fantasia, no?). E così, invece di uno dei capolavori di Miller, mi ritrovo a leggere sta minchiatina.
Che si riassume in un pugno di parole, eh: Matt Murdock non vuole più essere Daredevil, ma arriva in un paesino dove non riesce a tenere chiusi gli occhi davanti alle ingiustizie palesi (pardon, intendevo dire ignorare) che si consumano sotto il naso di tutti senza che nessuno si ribelli. Scalcia un po’ di chiappe, aiuta un regazzino a crescere e alla fine <spoiler> vince i suoi demoni interiori e torna a vestire i panni di Daredevil. <spoiler>
Dici: tutto qui? Tutto qui.
I disegni sono piuttosto meh, lo spessore delle motivazioni di Murdock è uguale a quello della carta igienica monovelo del discount, i dialoghi ci possono anche stare.
Un brutto fumetto?
No, dai, ho letto roba peggio. Diciamo che se non avete proprio niente di meglio da fare e volete riempire una pausa pubblicitaria durante il vostro film/telefim preferito, beh, potrebbe anche essere.
Se cercate di più, beh, cercate meglio.

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