Monthly Archives: July 2013

Watching the Watchmen

watching the watchmen

 

So già che la barba di Alan Moore disapprova. Ma la tentazione è troppo forte! Rischio di essere colpito da uno dei sortilegi del nostro stregone preferito, ma non posso esimermi dal comprare questo volumone.
Da notare il verbo comprare: non ha senso pescare un libro come questo sul torrente (ammiccamento ammiccamento) della vita, nè tantomeno è un libro da prendere in prestito per essere visionato temporaneamente.
Qui siamo più vicini al mondo dell’arredamento e del design che al semplice mondo della letteratura: anche le librerie più tristi trarranno giovamento dalla presenza di questo volume.
Edizione lussuosa e lussuriosa, la parte scritta si legge in un attimo: qualche aneddoto, tra il simpatico e il bislacco, tutto per inquadrare la precisione maniacale con cui ogni cosa è stata attentamente ponderata e valutata durante la creazione di una delle più grandi opere (a fumetti) mai realizzate. Un esempio abbastanza emblematico: in uno dei primi numeri, Rorschach si frega delle zollette di zucchero da casa di Night Owl; in uno degli ultimi numeri, quando i due sono in Antartide, il colorista si è preoccupato di riprodurre lo stesso colore per la carta della zolletta, tenendo conto del diverso indice di rifrazione che ci può essere in una cucina poco illuminata e in un deserto di ghiaccio.
Ci sono poi  tutte le preparazioni delle mappe della città, dei disegni degli edifici, della rotazione della boccetta di profumo (in relazione al cielo stellato sullo sfondo!) per mantenere una costante coerenza interna.
Oppure si può tirare un sospiro di sollievo nel vedere la prima versione del costume di Rorschach (una tuta a macchie) o la prima versione del costume di Silk Spectre 2, che rischiava di farla sembrare un mignottone… No, niente, quello è rimasto anche con la seconda versione. O la spilla del Comico, aggiunta quasi per sbaglio per completare un costume eccessivamente serioso e diventata poi il simbolo della serie stessa.
Questo volume è imperdibile per tutti coloro che hanno letto (e amato) Watchmen (tra l’altro mi pare che i due insiemi siano perfettamente sovrapponibili).
Non è solo per ciò di cui ho appena parlato: ma è anche (e soprattuttto) per i meravigliosi disegni di Dave Gibbons, riprodotti come meritano su un volume extralusso.
I vostri occhi lacrimeranno latte e miele dal piacere*.

* potrebbe non accadere realmente.

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Ogni maledetto lunedì su due

ogni maledetto lunedì su dueVersione lunga:
Quando mi trovo a commentare i libri di ZC tendo a non avere molto da dire se non sbavare dicendo frasi senza senso tipo “Gigaficus”, “Mirabolante”, “Accattatevillo” accompagnate da altre forme di lode più o meno dirette.
In questo caso non mi discosto molto dal solco tracciato con le mie opinioni (che restano comunque sempre un punto di riferimento nazionale, sia chiaro) sulla Profezia dell’armadillo e sul Polpo alla gola.
La differenza principale rispetto ai precedenti volumi è che in questo caso avevo già letto praticamente tutte le storie. E, oh, mi son ricordato di una cosa: sono di uno spassoso inverosimile. Cioè, il blog è fermo da un po’ e uno poi magari si dimentica, ma si tratta di uno dei fumetti più brillanti degli ultimi anni (il giudizio è ovviamente di parte, visto che -cosa rara- mi sembra di sentire le storie di un amico, di uno che è cresciuto nello stesso humus culturale; diciamo che se fossi capace di disegnare e di scrivere i testi di un fumetto come lo fa lui, mi sembra di leggere quello che farei io – brutta bestia l’immedesimazione [per non parlare dell’abuso delle subordinate]).
Sento già le voci dei miei amici col braccino corto: “Sì, vabbè, e perché spendere soldi a prendere un libro quando il blog di ZeroCalcare è gratis?”.
I miei amici col braccino corto e che si dilettano con l’informatica non perdono tempo e rispondono stizziti: “Per avere forse una copia offline di queste bellissime striscie? Ma non basta uno scriptino con wget e poi con un solo comando aggiuntivo togliamo tutte le robe in più e le impaginiamo e ci facciamo pure saltar fuori un epub, un mobi e un pdf”.
Al che arriva il mio turno. Per prima cosa, rispondo con un ceffone (e che è sto modo di parlare sittanto tracotante? e poi il blog è come l’utero: è mio e me lo gestisco io!).
In secondo luogo, argomento con un sillogismo:
– Zero sta cercando di mantenersi (anche) scrivendo fumetti.
– I suoi fumetti mi piacciono.
– Per cui io pago per averli (così lo incentivo a crearne ancora di più).

Poi, oh, magari il sillogismo è debole: ZC si sfonda di soldi, scappa su un’isola tropicale e non ha più storie di vita vissuta da raccontare. Quindi se mi piacciono le sue storie, non dovrei comprare i suoi libri. Però se poi si smarona, magari smette.
Oh, in un modo o nell’altro, siamo nelle sue mani.
Vabbè, io ormai il soldo l’ho cacciato, quindi ormai non fa più molta differenza.
Ah, bonus: alcune tavole inedite intramezzano le storie già pubblicate.
Niente di spettacolare, onestamente (le tavole aggiuntive, intendo).

Versione corta:
Gigaficus! Mirabolante! Accattatevillo! Altre forme di lode più o meno dirette!

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Wolverine

wolverineHah! La scorsa volta sono stato fregato, ma ‘sto giro ho controllato bene. Cercavo un classico, una delle pietre miliari dei comics mmerigani e, vedi un po’, l’ho trovata.
Franchino Fresa e Cristiano Chiaromonte creano la pietra miliare su cui è fondata la figura di Wolverine, solitario giustiziere che è il migliore a fare quello che fa, anche se quello che fa non è bello.
E così assistiamo alla trasferta di Logan in Giappone, in una serie che, tra una scazzottata e l’altra, tratta temi come l’orgoglio, l’onore, la giustizia, razionalità e istinto, umanità e bestialità, ipertricotismo e basette ubercool.
In più ci sono i ninja (sottilissima la metafora di Wolverine che sconfigge la Mano e gli istinti primordiali -quindi anche gli stimoli prettamente onanistici- e arriva ad evolversi come uomo trovando l’amore vero), un triangolo amoroso, Yakuza, spie, dialoghi e commenti verbosissimi (altro che i fumetti di oggi che sono tutti splashpage – grazie Chris). Il tutto disegnato da un Frank Miller che non è ancora andato alla deriva stilistica (alcuni definiscono l’evoluzione del suo stile “maturità” – ma non scherziamo, via).
Capolavoro? Probabilmente no.
Ma si gode, almeno? Decisamente.

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