Orfani #1

orfani_1In rete c’era parecchia attesa per questo albo. Vuoi perché la Bonelli ha iniziato un nuovo corso, vuoi perché è la prima serie fantascientifica della Bonelli (lasciam perdere Nathan Never e Legs Weaver, che hanno un approccio completamente differente), vuoi perché è la prima serie della Bonelli interamente realizzata a colori (che poi verrà raccolta in volumi prestigiosi da libreria dalla Bao -bravi, bella idea-). Insomma, in questo post, come abbiamo capito, la parola Bonelli verrà ripetuta ovunque.
Insomma, le aspettative erano tutte per la discontinuità con un passato che permette comunque alla Bonelli di essere una delle principali case editrici italiane.
E così, come un ragazzetto, mi approccio a questo nuovo corso della storia, per poter dire ai miei figli “Io c’ero, e non sono rimasto indifferente”. Qualcosa di epico, come essere uno dei primi a decretare che hanno ucciso l’Uomo Ragno (grazie Max).
Bene, allora, l’effetto di leggere un albo Bonelli a colori è effettivamente strano, specie per il tipo di colorazione usata (gli ultimi albi a colori della Bonelli che avevo visto avevano tutte tinte piatte, ma del resto si parla di fine anni 90, immagino che qualcosa sia cambiato anche dalle loro parti).
Il comparto estetico resta comunque ineccepibile: bello il mecha, belle le ambientazioni, “belli” i personaggi. Se ci fermassimo qui, potrei dire a sto fumetto una roba del tipo “Sei un mito” (grazie Max).
Purtroppo devo dire che nel complesso l’albo è stata una mezza delusione: la storia è piuttosto piatta, insipida e i dialoghi sembrano scritti da un adolescente.
La storia si divide fondamentalmente in due tronconi: l’infanzia di questi sopravvissuti, che vengono messi alla prova per diventare dei super soldati, e un salto avanti nel tempo (dai tempi di Lost non si può più evitare di usare il termine flash-forward) dove gli orfani sono effettivamente diventati dei super soldati.
Le lamentele relative alla prima parte: i ragazzetti devono superare delle prove per arrivare al campo base ed essere ammessi al corso.
Tralasciando i caratteri dei protagonisti, che sono i soliti stereotipi tagliati con l’accetta (l’ascia o l’accetta? come il famoso quiz!), qui assistiamo ad un’occasione sprecata.
Si arriva al campo base dopo solamente una “prova” difficile superata, mentre avrebbe potuto essere più interessante lasciare il gruppo a vagare per un po’, in modo da mostrare meglio le dinamiche del gruppo. Affrontare prove sempre più difficili per delineare in modo indiretto i caratteri dei personaggi. Non si fa così?
La seconda parte invece si legge tipo in 3′: un po’ di azione e ‘sti super-soldati che non fanno che ripetere quanto si stanno divertendo a fare il loro lavoro e ad ammazzare gli alieni, perché loro sono forti e fichissimi e scommetto che quando ci sono le esplosioni, neanche guardano, come nelle locandine dei film action. Ah, l’ho detto che ripetono tipo trecento volte a vignetta quanto si divertono nel fare i duri?
Mah.
Poi, per carità, giudicare una serie dal primo numero è sempre azzardato. Era comunque lecito aspettarsi qualcosa di più.
Forse mi sono abituato troppo bene con gli ultimi fumetti che ho letto. O forse semplicemente non sono il target giusto per questo prodotto.
Comprerò il secondo numero?
Diciamo che può essere anche di sì, più che altro per dare una seconda chance.
Ma è possibile anche che me ne dimentichi totalmente.
E non avrei comunque nessun reimpianto, nessun rimorso (grazie Max).

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