Monthly Archives: November 2013

Avengers – La battaglia degli dei

la_battaglia_degli_deiAmmazza aho che ciofeca. In giro avevo letto che sto volume è una sottile metafora della politica statunitense in Iraq, che qua, che là.
Poi ho scelto di usare la testa e, in particolare, i miei occhioni da principe azzurro.
Ho scelto di leggere sto volume.
Me ne sono pentito dopo le prime 10 pagine.
Allora, lasciamo perdere la copertina. Anzi no. La copertina ritrae i Vendicatori cinematografici mentre la storia narrata risale al 2003. E vabbè, ci sta. E sfruttiamo pure l’hype per sto successo al botteghino.
Ma lo facciamo un attimo di appello? Testa di Ferro, Cap e Thor ci sono (e fin qui), mentre nelle storie non vi è traccia di Nick Fury, della Vedova nera, di Hulk, di Occhio di Falco (se non per una gag idiota di un paio di vignette). Ora, io non mi aspettavo certo di trovare una trasposizione del film, ma porcaccia la miseria, mettimi in copertina personaggi che trovo anche dentro. Qui ne mancano più di metà!
Vabbè. Passiamo ai contenuti, che qui le cose peggiorano solamente.
Il primo capitolo è una roba imbarazzante: gli Avengers fanno stato riconosciuto dall’ONU (e questo mi riporta alla mente le battute di qualche anno fa sulle dimensioni del pacco tra amici superdotati – tipo: “Fa provincia?”).
Venti pagine per dire questo.
Poi lo scontro tra gli dei supposto dal titolo è una piccola rissa tra Thor e Iron Man. Thor decide di intervenire per difendere un paese (il Sarkazzistan) dai soprusi, generando possibili complicazioni internazionali. Iron Man viene inviato a fermarlo.
Cioè, lasciam perdere la sottile arte metaforica di rappresentare gli Stati Uniti come IL DIO DEL TUONO GIUSTO CHE INTERVIENE PERCHÈ MOSSO DA COMPASSIONE. Ma qui la trama è veramente scritta su uno strappo di carta igienica: una scaramuccia tra i Vendicatori, poi fanno la pace e tutto va a finire per il meglio.
A concludere il volume, un capitolo che non c’entra una fava sul Fante di Cuori e sul Secondo Ant-Man, che non si possono vedere e su un rapimento di minorenni (risolto molto diligentemente portando il criminale ad ESPLODERE NELLO SPAZIO). Proprio sottili nella scelta delle soluzioni, eh.
Il comparto dei disegni, poi, rientra nel meraviglioso mondo del meh.
Ho letto liste della spesa maggiormente interessanti.

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Dodici

dodiciE mo’ (quasi) basta, però. Sti zombie iniziano a saturare le gonadi di noi gaudienti fruitori di media (film/telefilm/libri/fumetti/linternet/videisuiutùb/soscialnetuark/ecosìvia). Uno non fa neanche in tempo a girarsi, che già c’è un’invasione diqqua, un’invasione dillà. Ecché, c’ero prima io, no, guardi scusa, questa invasione arriva da destra, ha la precedenza.
Per quel che mi riguarda, il genere potrebbe anche essere arrivato alla frutta (quantomeno fino alla prossima ondata tra una decina d’anni).
Ovviamente permangono le Eccezioni Meritevoli: e questo Dodici rientra tra queste.
Zero Calcare è uno in gamba. Serve dirlo? Sbanca ogni due settimane l’internet con le sue striscie, ha scalato le vette delle classifiche (metafore come se piovesse!) con una tripletta di libri stupendevoli e potrebbe vivere di rendita per un bel po’ continuando a fare (benissimo) quello che sta facendo (benissimo).
E invece, per non restare ingabbiato in uno schema costruitosi da sé, ZC tenta il cambiamento. Le dinamiche che lo hanno reso famoso ci sono tutte, solo che qui, invece di usare il grimaldello della malinconia, passa direttamente a usare il MacGuffin zombie per parlare del senso di appartenenza.
Si vede che siamo in territorio sperimentale (per Zero), ma i suoi soliti riferimenti pop sono comunque una confortante (e divertentissima) costante.
Vince tutto Peppa Pig.
Al solito, non posso che consigliare spassionatamente l’acquisto (ma tanto non serve, che mi sembra che se lo stiano comprando tutti): oh, il numero di pagine è inferiore al solito, ma ci sono parecche pagine a colori e la storia merita.
Una nota negativa ai ragazzi di Bao: io vi stimo molto per il lavoro che state facendo, ma porcapaletta, secondo voi, dov’è lo spazio in libreria per Dodici se non di fianco agli altri volumi di ZC? E allora perché mi cambi formato a tradimento? (anche se le pagine più grandi son comunque piacevoli, eh).

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Doctor Who S05E13 – The Big Bang

Mi ripeto? Mi ripeto! Puntatona della Madonna! E qui “Like a virgin” c’entra poco o nulla.
Come si risolve il cliffhangerone della puntata precedente? Semplice! Basta aspettare quei quasi duemila anni…
Amy viene fondamentalmente risorta grazie alla Pandorica (che, essendo una prigione perfetta, non permette a nessuno di sfuggire, nemmeno lasciandoci le scorze), dopo che Rory ha liberato il Dottore.
Ma che fine hanno fatto tutti i nemici del Dottore? Beh, quelli non sono mai esistiti.
Ma e perché la Terra non è ancora stata cancellata? Ma perché è nell’occhio del ciclone. Ma l’occhio si sta per chiudere.
E quindi? E quindi basta domande, porcaccia la miseriaccia.
Qui abbiamo il Dottore che va a balzelloni in giro per il tempo, salva il salvabile, si sacrifica, ma tanto viene ricuperato: si sa che i ricordi sono importanti – quasi me ne dimenticavo – e abbiamo già visto che Amy c’ha tipo i superpoteri (oltre ad essere superbona, intendo).
E quindi matrimonio tra Amy e il signor Pond (TROLOLOL), il Dottore appare all’ultimo e le solite cose insomma.
Un finale di stagione che chiude i nodi sospesi?
Macché, Moffat fa l’infame e non solo prepara il terreno per il prossimo speciale di Natale, ma getta anche le basi per la prossima stagione (chi o cosa è il Silenzio? e perché il Tardis è stato distrutto?)
Vabbè, lo scopriremo solo vivendo.

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