Dodici

dodiciE mo’ (quasi) basta, però. Sti zombie iniziano a saturare le gonadi di noi gaudienti fruitori di media (film/telefilm/libri/fumetti/linternet/videisuiutùb/soscialnetuark/ecosìvia). Uno non fa neanche in tempo a girarsi, che già c’è un’invasione diqqua, un’invasione dillà. Ecché, c’ero prima io, no, guardi scusa, questa invasione arriva da destra, ha la precedenza.
Per quel che mi riguarda, il genere potrebbe anche essere arrivato alla frutta (quantomeno fino alla prossima ondata tra una decina d’anni).
Ovviamente permangono le Eccezioni Meritevoli: e questo Dodici rientra tra queste.
Zero Calcare è uno in gamba. Serve dirlo? Sbanca ogni due settimane l’internet con le sue striscie, ha scalato le vette delle classifiche (metafore come se piovesse!) con una tripletta di libri stupendevoli e potrebbe vivere di rendita per un bel po’ continuando a fare (benissimo) quello che sta facendo (benissimo).
E invece, per non restare ingabbiato in uno schema costruitosi da sé, ZC tenta il cambiamento. Le dinamiche che lo hanno reso famoso ci sono tutte, solo che qui, invece di usare il grimaldello della malinconia, passa direttamente a usare il MacGuffin zombie per parlare del senso di appartenenza.
Si vede che siamo in territorio sperimentale (per Zero), ma i suoi soliti riferimenti pop sono comunque una confortante (e divertentissima) costante.
Vince tutto Peppa Pig.
Al solito, non posso che consigliare spassionatamente l’acquisto (ma tanto non serve, che mi sembra che se lo stiano comprando tutti): oh, il numero di pagine è inferiore al solito, ma ci sono parecche pagine a colori e la storia merita.
Una nota negativa ai ragazzi di Bao: io vi stimo molto per il lavoro che state facendo, ma porcapaletta, secondo voi, dov’è lo spazio in libreria per Dodici se non di fianco agli altri volumi di ZC? E allora perché mi cambi formato a tradimento? (anche se le pagine più grandi son comunque piacevoli, eh).

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