Martin Mystère #1 – Gli uomini in nero

martin_mystere_1E così, dopo un (bel) po’ di tempo, provo a riavvicinarmi al fumetto Bonelli.
Perché? Si chiederanno i miei piccoli ingenui lettori.
La mia risposta sarà ovviamente: “Perché no? Ma come siete ingenui. E pure piccoli”.
Sicuramente l’avvicinamento non è imputabile a quella delusione di Orfani (che anche quello è Bonelli, ma si tratta di un oggetto decisamente anomalo).
E allora, proviamo con un personaggio classico-ma-non-il-più-classico, uno di quelli che va ad impantanarsi nelle tematiche che di solito mi piacciono di più: signori e signore, Martin Jacques Mystère.
Misteri, complotti, storia alternativa et simili sono il suo pane quotidiano.
Ma i miei piccoli ingenui (che mo’ stanno pure a diventare pedanti) lettori si chiederanno come sia possibile che mi appassioni a temi quali “misteri, complotti, storia alternativa et simili” pur nutrendo un sano e profondo fastidio (diciamo pure repulsione, via) per ciarlatani vari che promulgano visioni alternative della scienza (scie chimiche, signoraggio, 11 settembre alternativo, astrologi, cartomanti e fuffari in genere).
Vi ringrazierei per la domanda, se non fosse che interrompe il flusso del mio discorso.
Per cui mi limito a tagliare corto e a rispondere: la differenza fondamentale è che i temi sono indubbiamente affascinanti, e il sovrannaturale nelle opere di finzione mi è sempre piaciuto. Ciò non vuol dire che mi aspetti di affacciarmi alla finestra e di vedere un Tardis volare. Certi temi funzionano molto bene nella narrativa (in senso lato), ma un po’ meno nella vita reale (anche se c’è gente che – non faccio nomi – è diventata direttore di Rai2 proponendo un programma che lobotomizza i suoi spettatori prendendo in giro tutti e lucrando su fobie colletive – com’era quella cosa del 2012 che il mondo doveva finire?).
Torniamo a bomba sull’albo, va’, che sennò sembra che non c’ho molto da dire e che mi invento di tutto per cambiare discorso.
Per il lettore odierno (nella fattispecie, io), i disegni di Alessandrini non sono male, anche se si vede che appartengono ormai ad una generazione fa.
I testi di Castelli permettono di conoscere un protagonista a dir poco logorroico (una roba tipo il re dello spiegone) che esalta a più non posso lo spirito didattico prettamente bonelliano. “Di cosa sto parlando?”, chiederanno i miei piccoli ingenui e ormai pure parecchio fastidiosi lettori, immersi nel pantano della maleducazione a tal punto di non lasciar parlare le persone senza interrompere. Ovviamente sto parlando di tutti quegli asterischi che spiegano le parole utilizzate che si trovano in praticamente tutti gli albi Bonelli di cui io ho memoria. Qui addirittura si arriva agli spiegoni sulla pronuncia delle parole greche (e vabbè).
Una nota su Java: dopo aver letto il BVSMMB (Buon Vechio Sio Martin Mystere Bufo) io non riesco a guardarlo con occhi che non siano di derisione (“altolà, schiavo scimiesco”. Per dire).
L’albo si premura di presentare il protagonista, un paio di comprimari e un’organizzazione (gli uomini in nero) che già si intuisce che sarà una nemesi costante per il BVZM.
La storia è avvincente, forse un po’ sbrigativa sul finale e a volte rallentata dagli eccessivi spiegoni.
Ovviamente non sarebbe giusto valutare una serie solo dal numero iniziale (TROLOL! è quello che faccio sempre!).
Vabbé, dai, mettiamola così: la storia di per se non è malaccio, ma getta delle buone premesse.
Tutti d’accordo?
(Si guarda intorno, ma non scorge traccia dei piccoli ingenui lettori, che, offesi, si sono recati presso altri lidi).

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