Monthly Archives: January 2014

Hawkeye #2 – The vagabond code

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Vabbè, anche qui non è che succeda molto: Hawkeye conosce il codice dei vagabondi (lo ha imparato nel suo passato circense) e lo usa per capire che sta per succedere qualcosa di grosso. Un furto, in particolare. Che riesce a sventare.
La magia dell’album è data tutta da Aja, che butta dentro una serie di intuizioni grafiche della Madonna (non la cantante) e che dimostra una rarissima padronanza della struttura del medium che usa (non gli stati uniti). Riesce a passare con non chalance da una splash page ad una pagina con 30 vignette, a seconda di quel che la storia richiede.
Hawkeye è da guardare come se fosse una rivista di grafica (esistono?) prima ancora che per leggerne le storie.

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Hawkeye #1 – Lucky

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Hawkeye è sempre stato tra i più sfigati degli Avengers: collabora con un supersoldato, con il Dio del Tuono, con uno che ha un’armatura iper-tecnologica, uno che diventa Hulk e il massimo del contributo che porta al gruppo è … lanciare frecce. Con precisione, però.
Complimenti! Per carità, sei meglio di me al sabato quando da ubriaco lancio le freccette. Però, dai: al limite è un’abilità buona per vincere le olimpiadi (ma anche il salto sul tappeto elastico lo è – e francamente dubito che vedremo mai un supereroe che combatte il crimine saltando sul tappeto elastico /e se esiste, vi prego, io non voglio sapere).
Il duo Fraction e Aja parte da questo assunto, lo esplicita e cerca di dare una dimensione realistica all’unico Vendicatore con delle caratteristiche verosimili (più o meno).
Ambientano il tutto in una sorta di poliziottesco anni 70 e tirano fuori una storia che tracima stile da tutti i pori.
L’inizio è una classica splash page, il protagonista che cade nel vuoto in posa da figo e dice una frase ubercool, tipo “Non finirà tanto bene”.
Solo che poi non finisce bene sul serio: ospedale, ossa rotte e prognosi riservata per un tot di mesi.
Oh, capita.
Quando Hawkeye esce dall’ospedale cerca di rimediare a delle piccole ingiustizie, tipo il padrone di casa che triplica il prezzo dell’affitto ai suoi poveri inquilini.
Cioè, giusto per inquadrare la situazione: questo affronta Galactus, ma le prende da una gang di teppisti di quartiere.
Comunque, stiloso da morire e con una storia piacevole. Mica la fine del mondo eh, ma fa quel che deve fare ogni buon fumetto di intrattenimento: intrattiene a dovere.

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La redenzione del samurai (Le storie Bonelli #2)

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La figura del samurai ha sempre esercitato un certo fascino su di me (secondo solo a quello della figura del ninja). Infatti giungo a leggere questa storia solo un anno dopo la sua uscita in edicola.
Andiamo subito al punto: l’idea di fondo non è male, sia chiaro. Pure lo sviluppo non è da meno, ma si vede la differenza tra un fumetto italiano sui samurai e, per esempio, un manga sui samurai.
Il problema principale, secondo me, resta nello svolgimento della trama: la seconda metà dell’albo è assolutamente prevedibile, senza un guizzo che sia uno, e viene praticamente descritta nelle premesse.
E questo è molto male.
Son rimasto attaccato alla storia fino in fondo, principalmente per vedere dove avrebbe potuto divergere dai binari tracciati. La risposta è: purtroppo, mai.
Quindi, tanto più originale è l’idea di base, quanto più pesa la banalità dello svolgimento e della chiusura.
Peccato.
Nota a parte per i disegni: molto molto belli, soprattutto i paesaggi.
Purtroppo abbiamo anche qui l’ “effetto Magnus“: apprezzo molto i personaggi “deformi”, ma gli eroi giovani e belli (cit.) non mi piacciono particolarmente.
Oh, ma de gustibus.

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