Tag Archives: batman

JLA: Tower of Babel

JLA_Tower_of_BabelNon ho letto molti comics americani recenti. Se non sbaglio, ho letto una storia di Deadpool, ho intercettato per sbaglio un Daredevil e poi basta. In entrambi i casi non ne sono uscito molto soddisfatto (2° premio alla sagra dell’eufemismo, veloci a sbaraccare che domani inizia la sagra della porchetta).
Cosa mi ha fatto vincere la reticenza e provare a leggere ‘sta storia? Onestamente in rete ne ho letto un gran bene e alla fine mi sono incuriosito.
Che mi sia di monito(r) per il futuro: l’intenret sa essere una grossa fregatura.
La storia di per sè è relativamente semplice: Ra’as al Ghul la prende a male perché un suo sottoposto fa morire un cucciolo e di conseguenza estinguere una specie rara e con ENORME SPIRITO SPORTIVO decide di sterminare l’intera razza umana, più o meno.
Il problema è la Justice League. Come affrontarla? Fortunatamente Batman è un psicopatico paranoide che mantiene dei piani per eliminare i propri compagni di squadra, nel caso perdessero la brocca. E quindi? Trafughiamo i piani, rendiamo inoffensiva la JLA e facciamo in modo che l’intero mondo non riesca più a comunicare.
Semplice, efficace, risolutivo.
Ovviamente va tutto in vacca perché la JLA è sempre la migliore e blablabla.
In definitiva: svolgimento piatto (a tratti pure fastidioso), il perenne senso di una storia tirata fin troppo per le lunghe, i piani di Batman riprodotti (che vanno poi a generare un casino interno alla JLA) sono dei piani che pure un bambino di 4 anni, guarda.
Ridicolo.

Advertisements
Tagged , , ,

The Dark Knight returns

The Dark Knight ReturnsDopo l’esperienza con Wolverine, approfondisco la conoscenza con Franchino Miller in uno di quei volumi che è incastonato nel firmamento dei comics.
A me lo stile grafico di Miller non piace (specialmente l’evoluzione più avanzata), pertanto scegliere un fumetto del quale cura anche la storia è sicuramente il modo migliore per capire meglio questo tizio.
Che, anche se è un po’ fascistello (ed è cosa risaputa), ha sfornato più di qualche pietra miliare.
Voglio dire, in giro ho letto un po’ dappertutto che la rivoluzione del fumetto americano degli anni 80 passa attraverso due capisaldi: Watchmen (e ne capisco il motivo) e TDKR (che ho deciso di leggere proprio per questo).
Bruce Wayne è un arzillo vecchietto che ha dismesso i panni di Batman ormai da un pezzo. Ad un certo momento si rompe i maroni della situazione di Gotham e decide di fare quanto previsto dal titolo: tornare!
Si becca pure un nuovo Robin (stavolta femmina) e ritorna a vestire i panni del giustiziere, giungendo pure a menarsi con Superman, nonché allo scontro finale con il Joker.
La cosa che più mi affascina nelle storie di Batman è la conflittualità: Batman è un eroe immerso nelle contraddizioni, che abusa della violenza, che diventa giudice, giuria e boia, ma pur sempre un eroe.
Il suo unico rigido vincolo morale riguarda il non uccidere, ma lo spirito di emulazione che anima dei volontari vigilantes suoi epigoni non ha questo genere di freni. Dovrebbe smettere per questo?
E la cosa che più mi ha affascinato nel corso di tutto il volume è il continuo dubbio che serpeggia tra le pagine: indubbiamente Batman spacca il cubo a tutti i malvagi. Nei fumetti, i malvagi sono facili da individuare, ma nella vita reale c’è sempre quell’alone di incertezza. Dobbiamo scegliere se tifare per Batman o per lo stato di diritto. E il dubbio è ancor più difficile da dirimere se lo stato è corrotto.
Miller ha la sua ricetta e la applica senza dubbi anche al mondo reale.
Io non sono così certo che abbia ragione.
Intanto però ha sfornato una chicca.

Tagged , ,

Batman: The long Halloween

Scordatevi il (mitico) Batman di Adam West. Ok, lo so che è impossibile. Quello che intendo dire è che questa storia è quanto di più distante possibile dal telefilm pop per eccellenza (“Robin, passami il bat-repellente per squali”. E quante altre chicche del genere?). Idealmente ambientata poco dopo Batman: Year One, “The Long Halloween” copre il periodo di un anno e ruota attorno alle vicende del fantomatico Holiday, assassino che sceglie le festività per commettere dei delitti efferati, tutti in seno alla malavita organizzata, riflettendo la competizione tra Sal Maroni e Carmine Falcone. Chi sarà mai?
Quanto è coinvolto Harvey Dent, il brillante e integerrimo procuratore distrettuale che potrebbe star tentando con vie poco lecite di sgominare la criminalità organizzata che attanaglia Gotham? O qualcuno dei millemila milioni di personaggi introdotti che possono essere tutti colpevoli (che poi, alla fine, si scopre che… Colpo di scena! Ma io non credevo che! Ma è un fulmine a ciel sereno! Ma!), Batman, Gordon e Dent chiedono aiuto a quel pezzente di Calendar Man (Yattodetaman e King Star non c’entrano nulla), mentre Carmine Falcone chiede aiuto all’Enigmista. Ovviamente nessuno dei due riesce a cavare un ragno dal buco (aspe’, sto modo di dire è più da Spider-man; riproviamo: nessuno dei due riesce a dare un aiuto che sia uno [che sfigati]). E così, tra un’indagine e l’altra (per colpa di Poison Ivy pure Bruce Wayne viene sospettato) sfila una carrellata dei nemici più classici dell’Uomo Pipistrello (Catwoman, Joker, l’Enigmista, Scarecrow, il Cappellaio Matto, Poison Ivy, il Pinguino – e c’è da dire che vedendo l’andazzo, sembrano uno più rimbambito dell’altro, altro che temibili nemesi di Batman).
In questa sfilata manca solo 2 Facce, che in realtà si sapeva già che era… no, vabbè, niente spoiler per i pochi che non ne erano a conoscenza. Però alla fine vediamo pure arrivare 2 Facce, e vediamo come si procura quella simpatica cosina in faccia che gli dà il nome (poi, non per essere puntiglioso, ma dovrebbe chiamarsi tipo 2 Mezze Facce, visto che di faccia ne ha una sola divisa in due, anche se come nome magari non ha neanche tanto appeal).
Alla fine si scopre che Holiday in realtà è… Vabbè, dai, fatevi ‘sto sforzo e leggete il volume, che merita.
Note tecniche: i disegni sono fastidiosi all’inverosimile, però la trama è quella di un classico giallo a tinte noir (a tratti Pinot noir, direi), con un paio di colpi di scena non male. In omaggio, gente vestita strana come se piovesse. Buona come lettura autoconclusiva per chi conosce poco Batman e vuole farsi un’idea di come sia il suo mondo senza diventare pazzo con la continuity DC.

Tagged , ,

Batman: Year One

Come si può facilmente intuire dal titolo, qui si trattano le vicende relative al primo anno di servigi resi dall’Uomo Pipistrello a Gotham City. Il ritorno a Gotham di Bruce Wayne coincide con l’arrivo del commissario Gordon, uomo fedele alla giustizia, ma ormai disilluso. Un uomo che spera che sua moglie non sia incinta, che ci sia un errore, ché non è giusto dare alla luce un figlio in un mondo così corrotto. E il mondo così corrotto è ben rappresentato da una Gotham buia, pericolosa, minacciosa, criminale, violenta. La polizia è in completa combutta con i malviventi che dovrebbe combattere. Ma che ci si può aspettare da una città che come nomen omen si limita a chiederti se hai comperato il prosciutto (Got ham?)?
In particolare Flass (che non c’entra niente con l’alter ego di Barry Allen, o almeno spero, altrimenti il continuum della DC è ancora più incasinato di quello che pensavo) incarna il potere che punta a perpetrare se stesso, arrivando a giocare a baseball usando al posto della pallina la testa di Gordon, colpevole di essere troppo onesto e troppo zelante (sì, come in Hot Fuzz, solo che qui non c’è proprio niente da ridere).
Intanto un Bruce Wayne, ossessionato dal senso di colpa per la morte dei genitori, vota la sua vita (ma anche il suo torace e tutto il resto del suo corpo) alla lotta contro il crimine. Va nei quartieri malfamati e cerca di mimetizzarsi vestendosi male e mettendosi una cicatrice finta. Se me lo chiedeva, gli prestavo il neo che indosso a carnevale quando mi travesto da Cindy Crawford (tra parentesi, il mio travestimento consiste solo nell’indossare un neo – e non vuol certo dire che giri per il paese ignudo con un neo in faccia come unica protezione contro il pubblico ludibrio).
Si mimetizza abbastanza bene, almeno fino a quando non inizia a fare a ceffoni con dei brutti ceffi (e per fortuna non eran gaglioffi, che fare a gaglioffoni non è così semplice).
Nonostante Bruce si difenda dignitosamente, alla fine prende un paranco di botte. Torna a casa sua e lì finalmente ha l’intuizione. In una scena che richiama “Il corvo” di E.A. Poe (mammamia che citazioni colte -e infatti sta roba del parallelo con la poesia di Poe l’ho letta in giro non mi ricordo dove), Bruce Wayne capisce che non può semplicemente picchiare i malviventi (e soprattutto non può farsi picchiare da loro). Deve spaventarli. Far loro paura. Diventare un’idea. Un’idea non si può uccidere (V for Vendetta anyone?). Che cosa è nero, fa paura (e anche un po’ schifo) e arriva di notte senza che te lo aspetti? Prima che qualche mente malata formuli delle ipotesi che non ho il coraggio di sentire, rispondo io. Un pipistrello. Batman is born (accidentalmente, is born in the USA, ma condivide la stessa sorte con qualche centinaio di milioni di persone).
Ovviamente ai vertici della polizia corrotta non piace l’idea di un vigilante che fa rispettare la giustizia, mettendoli in cattiva luce o, addirittura, rompendogli le uova nel paniere (trad.: riempiendoli di botte, specialmente nei maroni) e iniziano una campagna mediatica contro di lui (come succede al povero Spidey fin dalle prime avventure).
Batman non si intimidisce e continua ad operare, mettendo in scena ogni accorgimento per evitare che il suo alter ego venga scoperto.
Catwoman inizia di lì a poco la sua carriera criminosa, ma la stampa la dipinge come uno sgherro di Batman (oh, e a lei non va giù sta roba).
Alla fine Batman trova un alleato nel commissario Gordon dopo avergli salvato il figlio appena nato, lasciando presagire l’imminente arrivo di un buffone mascherato da clown. Un problemino da nulla, guarda. Questo Joker lo sistemiamo in quattro e quattr’otto. Le stesse parole usate ogni volta che in Italia si apre un cantiere pubblico.
Ora, Frank Miller delinea bene i personaggi, la storia è credibile e avvincente, sia nella parte relativa al tormento e all’ossessione di Batman, sia quando si mostra la corruzione di Gotham.
Personalmente mi trovo un po’ a disagio con l’idea di un vigilante che si fa giustizia da solo, a prescindere dalle regole. Trovo che sia un modello mooolto pericoloso, che instilli nella gente un desiderio di vendetta più che di giustizia (del resto è la cosa che più mi urtava quando guardavo le prime stagioni di Dexter).
Qui si parla di storie: quando la società è troppo corrotta per badare a se stessa, un eroe è necessario, anzi. È un ottimo esempio. Ma nella saga di Batman in più di qualche momento si fa luce sulla contraddizione connaturata nel far rispettare la legge ponendosi al di sopra di essa.
Ma alla fine: chissenefrega, a noi piace vedere gli antieroi che ci proteggono e vigilano su di noi, volteggiando nella notte sopra i tetti, come delle versioni dark dei Supertelegattoni.

Tagged , ,

Batman – The killing joke

Non avevo mai letto una storia di Batman. Inizio con questo volume che spiega le origini del Joker. Beh, semplicemente, un capolavoro.
La vicenda  inizia con la pioggia che cade e Batman che va all’Arkham Asylum  a parlare con il Joker. Sai che c’è? se continuiamo così, uno dei due si farà molto male. Tipo tu. Ma potrei anche essere io, eh. Ma preferirei fossi tu. Nell’incertezza, smettila di fare il pirla, così nessuno si fa male (a parte te). Tutte ste belle parole, ma poi Batman perde la pazienza perché il Joker non lo caga e continua a farsi il suo solitario (non quel solitario, giuoca con le carte, porcelli). Insomma, in un attimo si rende conto che ha aperto il suo cuore ad un travestito (non come intendete voi, porcelli, ma da uno mascherato da Joker, da un impostore, insomma). Gli girano parecchio, perché se al posto del Joker c’è un altro in cella, vuol dire che al posto dell’altro fuori dalla cella c’è il Joker. E siccome è un tipo abbastanza schizzato, il buon Batman se ne esce e lo va a cercare. Nel frattempo, il commissario Gordon torna a casa e giuoca a ritagliare le foto e gli articoli dai giornali. Sua figlia Barbara gli prepara un caffè, quando suonano il campanello. Sono le amiche di yoga? Secondo voi? Questa è una storia di Batman, mica una puntata dei Robinson. Lei apre la porta e -SORPRESA!- c’è il Joker. Che non è che stia tanto lì a menarla per le lunghe, prende e le spara (tra l’altro, danneggiandole la colonna vertebrale). Ridotto all’impotenza il commissario Gordon con l’aiuto dei suoi scagnozzi (non impotenza nel senso che intendete voi, porcelli, ma nel senso di incapacità di far danni), decide di fare delle foto a Miss Barbara. Che di per se non sarebbe male. Se non che le foto che le fa sono di lei ignuda che si contorce dal dolore (e presumibilmente di lei che viene stuprata).
Nel frattempo il Joker porta il commissario Gordon in un luna park e gli fa fare un giro in giostra, in modo che possa vedere le foto da lui scattate. Cioè, mica ai tempi c’era Tumblr, uno se ti voleva far vedere delle foto artistiche doveva comprare un luna park abbandonato e proiettare le foto in una delle giostre.
Il Joker vuole dimostrare una sua teoria: che una giornata storta (ma moooolto storta) è sufficiente a far perdere la ragione ad un uomo.
Ehi, ehi, aspetta, ci sono! Ecco il senso dei flashback! Anche lui è diventato pazzo a seguito di una giornata moooolto storta (perde il lavoro-gli muore la moglie-lo obbligano a commettere un crimine-rimane permanentemente deformato, bianco [albino direbbero alcuni, alpino direbbero altri -che si sbagliano-] e coi capelli verdi [ce lo ricordiamo tutti a chi era dedicata “non piangere salame dai capelli verde rame”]).
Arriva Batman, lo mazzuola e gli dice che il commissario Gordon mica è impazzito. Non è colpa della giornata storta, è colpa del Joker, che ha la spina dorsale fatta di ricotta.
Conclusione con una barzelletta e Batman che ride anche.
Pioggia.
Alan Moore spacca.

Tagged ,