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La redenzione del samurai (Le storie Bonelli #2)

la_redenzione_del_samurai

 

La figura del samurai ha sempre esercitato un certo fascino su di me (secondo solo a quello della figura del ninja). Infatti giungo a leggere questa storia solo un anno dopo la sua uscita in edicola.
Andiamo subito al punto: l’idea di fondo non è male, sia chiaro. Pure lo sviluppo non è da meno, ma si vede la differenza tra un fumetto italiano sui samurai e, per esempio, un manga sui samurai.
Il problema principale, secondo me, resta nello svolgimento della trama: la seconda metà dell’albo è assolutamente prevedibile, senza un guizzo che sia uno, e viene praticamente descritta nelle premesse.
E questo è molto male.
Son rimasto attaccato alla storia fino in fondo, principalmente per vedere dove avrebbe potuto divergere dai binari tracciati. La risposta è: purtroppo, mai.
Quindi, tanto più originale è l’idea di base, quanto più pesa la banalità dello svolgimento e della chiusura.
Peccato.
Nota a parte per i disegni: molto molto belli, soprattutto i paesaggi.
Purtroppo abbiamo anche qui l’ “effetto Magnus“: apprezzo molto i personaggi “deformi”, ma gli eroi giovani e belli (cit.) non mi piacciono particolarmente.
Oh, ma de gustibus.

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Tex gigante #9 – La valle del terrore

la_valle_del_terroreTex contro i Vendicatori! Tataaan! Già mi immagino Aquila della notte che tenta di fermare Testa di Ferro, Cap e il Dio del Tuono a pistolettate (mentre il fido Kit si prende cura -ehm- della Vedova Nera [oh, vecchio sì, ma tira ancora – e non sto parlando della pistola, cioè, magari anche sì – misericordia, in che cacchio di metafora sono andato a cacciarmi?]).
Sì, OK, peccato che questo team up non s’abbia da farsi.
E infatti, i Vendicatori in questione sono una sorta di setta di ninja che accoppano le persone senza pietà.
Chi è il loro mandante? Cosa vogliono? E il principale sospettato è sospettato a ragione?
A queste e ad altre domande risponderanno i due pard più famosi di casa Bonelli.
La storia tiene botta bene (magari se uno la legge tutta d’un fiato e non dilazionata in due settimane magari rende meglio, eh): classica avventura con un (piccolo) mistero da risolvere.
I disegni di Magnus sono un capolavoro: la cura del dettaglio è mostruosa e tutto è bellissimo (ad eccezione delle “belle facce”: le persone tipo Tex -che qui ha i tratti di una sorta di Alan Ford con la tinta- non mi piacciono per nulla). Ma è solo un gusto personale. Il resto è veramente incredibile (specie i disegni della foresta o l’attacco nelle prime pagine).

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Martin Mystère #1 – Gli uomini in nero

martin_mystere_1E così, dopo un (bel) po’ di tempo, provo a riavvicinarmi al fumetto Bonelli.
Perché? Si chiederanno i miei piccoli ingenui lettori.
La mia risposta sarà ovviamente: “Perché no? Ma come siete ingenui. E pure piccoli”.
Sicuramente l’avvicinamento non è imputabile a quella delusione di Orfani (che anche quello è Bonelli, ma si tratta di un oggetto decisamente anomalo).
E allora, proviamo con un personaggio classico-ma-non-il-più-classico, uno di quelli che va ad impantanarsi nelle tematiche che di solito mi piacciono di più: signori e signore, Martin Jacques Mystère.
Misteri, complotti, storia alternativa et simili sono il suo pane quotidiano.
Ma i miei piccoli ingenui (che mo’ stanno pure a diventare pedanti) lettori si chiederanno come sia possibile che mi appassioni a temi quali “misteri, complotti, storia alternativa et simili” pur nutrendo un sano e profondo fastidio (diciamo pure repulsione, via) per ciarlatani vari che promulgano visioni alternative della scienza (scie chimiche, signoraggio, 11 settembre alternativo, astrologi, cartomanti e fuffari in genere).
Vi ringrazierei per la domanda, se non fosse che interrompe il flusso del mio discorso.
Per cui mi limito a tagliare corto e a rispondere: la differenza fondamentale è che i temi sono indubbiamente affascinanti, e il sovrannaturale nelle opere di finzione mi è sempre piaciuto. Ciò non vuol dire che mi aspetti di affacciarmi alla finestra e di vedere un Tardis volare. Certi temi funzionano molto bene nella narrativa (in senso lato), ma un po’ meno nella vita reale (anche se c’è gente che – non faccio nomi – è diventata direttore di Rai2 proponendo un programma che lobotomizza i suoi spettatori prendendo in giro tutti e lucrando su fobie colletive – com’era quella cosa del 2012 che il mondo doveva finire?).
Torniamo a bomba sull’albo, va’, che sennò sembra che non c’ho molto da dire e che mi invento di tutto per cambiare discorso.
Per il lettore odierno (nella fattispecie, io), i disegni di Alessandrini non sono male, anche se si vede che appartengono ormai ad una generazione fa.
I testi di Castelli permettono di conoscere un protagonista a dir poco logorroico (una roba tipo il re dello spiegone) che esalta a più non posso lo spirito didattico prettamente bonelliano. “Di cosa sto parlando?”, chiederanno i miei piccoli ingenui e ormai pure parecchio fastidiosi lettori, immersi nel pantano della maleducazione a tal punto di non lasciar parlare le persone senza interrompere. Ovviamente sto parlando di tutti quegli asterischi che spiegano le parole utilizzate che si trovano in praticamente tutti gli albi Bonelli di cui io ho memoria. Qui addirittura si arriva agli spiegoni sulla pronuncia delle parole greche (e vabbè).
Una nota su Java: dopo aver letto il BVSMMB (Buon Vechio Sio Martin Mystere Bufo) io non riesco a guardarlo con occhi che non siano di derisione (“altolà, schiavo scimiesco”. Per dire).
L’albo si premura di presentare il protagonista, un paio di comprimari e un’organizzazione (gli uomini in nero) che già si intuisce che sarà una nemesi costante per il BVZM.
La storia è avvincente, forse un po’ sbrigativa sul finale e a volte rallentata dagli eccessivi spiegoni.
Ovviamente non sarebbe giusto valutare una serie solo dal numero iniziale (TROLOL! è quello che faccio sempre!).
Vabbé, dai, mettiamola così: la storia di per se non è malaccio, ma getta delle buone premesse.
Tutti d’accordo?
(Si guarda intorno, ma non scorge traccia dei piccoli ingenui lettori, che, offesi, si sono recati presso altri lidi).

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