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Doctor Who S05E13 – The Big Bang

Mi ripeto? Mi ripeto! Puntatona della Madonna! E qui “Like a virgin” c’entra poco o nulla.
Come si risolve il cliffhangerone della puntata precedente? Semplice! Basta aspettare quei quasi duemila anni…
Amy viene fondamentalmente risorta grazie alla Pandorica (che, essendo una prigione perfetta, non permette a nessuno di sfuggire, nemmeno lasciandoci le scorze), dopo che Rory ha liberato il Dottore.
Ma che fine hanno fatto tutti i nemici del Dottore? Beh, quelli non sono mai esistiti.
Ma e perché la Terra non è ancora stata cancellata? Ma perché è nell’occhio del ciclone. Ma l’occhio si sta per chiudere.
E quindi? E quindi basta domande, porcaccia la miseriaccia.
Qui abbiamo il Dottore che va a balzelloni in giro per il tempo, salva il salvabile, si sacrifica, ma tanto viene ricuperato: si sa che i ricordi sono importanti – quasi me ne dimenticavo – e abbiamo già visto che Amy c’ha tipo i superpoteri (oltre ad essere superbona, intendo).
E quindi matrimonio tra Amy e il signor Pond (TROLOLOL), il Dottore appare all’ultimo e le solite cose insomma.
Un finale di stagione che chiude i nodi sospesi?
Macché, Moffat fa l’infame e non solo prepara il terreno per il prossimo speciale di Natale, ma getta anche le basi per la prossima stagione (chi o cosa è il Silenzio? e perché il Tardis è stato distrutto?)
Vabbè, lo scopriremo solo vivendo.

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Doctor Who S05E12 – The Pandorica opens

Dopo un cold open della Madonna, in cui River fa succedere letteralmente l’impossibile (no, dai, non è così “letteralmente”), ci troviamo con la nostra ghenga (composta dal Dottore, da Amy e da una River raccattata per l’occasione) nei pressi di Stonehenge ai tempi degli antichi romani. Per dirla semplice: c’è la gabbia che contiene l’essere più potente dell’universo. E chi ci sarà mai lì dentro?. Tanto fra un po’ si apre e vediamo.
Piccolo problema: Stonehenge è tipo una mega antenna e praticamente tutti i nemici del Dottore hanno origliato e compreso che la Pandorica (sta gabbia) sta per aprirsi.
“Ecché, e chi sono io per non andare a dare un occhio?” pensano i Dalek. Ma il problema è che lo pensano pure i Cybermen, i Sontaran e praticamente tutti gli altri con i nomi impronunciabili e/o platealmente ridicoli.
E quindi?
Vabbè, mezzo spoiler, però dopo un tot di cose ci troviamo di fronte ad un cliffangerone della Madonna (stesso commento che ho fatto all’inizio: bella puntata o sto perdendo capacità espressive?): il Dottore imprigionato nella Pandorica, River imprigionata nel Tardis che sta per esplodere, Rory è tornato (come pezzo della fantasia di Amy) e però per sbaglio ammazza la sua morosa (sort of), tutti i nemici del Dottore son lì d’accordo per evitare che si liberi. E se il Tardis arriva ad esplodere, oltre a dispiacermi perché ormai sono affezionato alla cabina blu, c’è anche un tenue effetto collaterale (che è tenue come l’intestino: ovvero ripieno di cacca): l’universo intero esplode.
Che, oh, io sono affezionato pure a questo universo.
E quindi?
Cliffanger!

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The IT Crowd – The last byte

Moss è tornato! Roy è tornato! Jen è tornata! Mr. Reinholm è tornato!
Sentivamo tutti la nostalgia delle loro voci, delle loro facce e delle cretinate che si ritrovano a combinare.
Questo maxi-speciale dura la bellezza di 40 minuti, l’equivalente di una doppia puntata.
Lo scopo era quello di dare una degna conclusione ad una serie che ha fatto scompisciare milioni di miliardi di persone.
Queste le premesse, note ai più. La vera domanda resta: ma fa da ridere? E quanto?
La risposta è più complessa di quanto si possa immaginare.
I primi 20 minuti prendono i personaggi che sono stati affinati in quattro esilaranti e assurde stagioni e li estremizzano, esacerbando l’idiozia di ognuno.
E così, tra pantaloni da donna che donano la sicurezza, furgoni con le tette sul cofano e razzismo verso le donne povere e i diversamente alti, siamo rapiti in una carambola di ghignate non indifferente.
Lo stacco netto arriva con la seconda parte, che vuole essere la conclusione vera e propria di quanto seminato finora.
E quindi si infiacchisce un po’ il tutto, perché c’è più concentrazione nel fare l’occhiolino ai fan di vecchia data, facendo citazioni e facendo riapparire personaggi (tutt’altro che) dimenticati, che nel tirar fuori materiale innovativo.
Tutto sommato, però, un po’ di autoreferenzialità si può e si deve perdonare, perché nel complesso si ride tanto e si ha la sensazione di un ciclo chiuso nel modo giusto.
Pace dell’anima. Ma ridendo.

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Doctor Who S05E11 – The lodger

And we’re back!
Paciocco Tenerone è amicissimo con Tizia Anonima. Ma talmente amicissimo, che guarda, si spingerebbe pure un po’ più in là con lei. Tipo in camera da letto? Allusione fin troppo oset. Meglio dire che se la sposerebbe anche. O, almeno, vorrebbe riuscire quantomeno a confessarle il suo amore. Che sennò è difficile sposarla.
Solo che, si sa come vanno ste robe, Paciocco Tenerone è pure Paciocco Timidone.
Ma che c’entra tutta sta storia con il Dottore, Amy, il Tardis et cetera?
Abbiam sbagliato serie? Siamo finiti a vedere un Dawson Creek qualsiasi?
Macché. Colpo di scena: il Dottore diventa il coinquilino di Paciocco Tenerone Timidone. Perché mai? Amy è da sola sul Tardis e non riesce a farlo atterrare, lui è rimasto appiedato, c’è un’anomalia al piano di sopra, insomma, una delle solite scuse qualsiasi.
E così, dopo averlo offeso gratuitamente (del tipo dicendogli che ha più o meno la forma di un divano – settare l’indicatore di sensibilità a 11, per favore), il Dottore diventa tipo il migliore amico di PTT (Paciocco Tenerone Timidone). Tutto va a gonfie vele finché a PTT non viene il sospetto che TA (Tizia Anonima) non cominci a invaghirsi del Dottore. Ah-ha! Triangolo in vista! Se non fosse che al Dottore frega una cippa di TA (ci mancasse altro, viaggia con Amy…) e, anzi, cerca di fare il novello cupido. Solo che usa lo spazzolino elettrico invece di arco e frecce.
Ah, a tempo perso cerca pure di risolvere il mistero del piano di sopra, con le voci inquietanti dal citofono e le strane sparizioni accompagnate da loop temporali.
Vabbé, non entro nel dettaglio, ma  tanto si sa già che si risolve tutto.
Ovviamente anche in questa puntata ci sta la crepa (sotto la cui panca la capra campava, o una roba del genere).
Vediamo come va a finire il tutto.

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Doctor Who S05E10 – Vincent and the Doctor

Il Dottore ed Amy vanno ad una mostra di quadri e decidono di andare a trovare Vincenzino. No, non il ragazzo che mette il pomodoro e la mozzarella sulla pasta nella pizzeria take away dietro casa mia. Vincenzino Van Gogh (fun fact: scopro che tutti gli anglofoni lo pronunciano vangoff, che se gli cambi l’accento sembra un personaggio di un romanzo russo). Insomma, il pittore rosso-di-capelli-ma-non-necessariamente-proveniente-dalla-festa-dell’unità ci prova (pesantemente) con la nostra rossa (ginger!) preferita, ma lei glissa cordialmente dicendo che non è una tipa da matrimonio (ah, che sottile rimando alla cancellazione di Rory dall’universo). Ah, sì, ovviamente c’è un mostro alieno. Che però non è cattivo, è solo che è cieco. Ed è pure invisibile. E l’unico a vederlo è Vangoff. As usual tutto si risolve per il meglio. Bonus: il dottore fa intravedere a Vincenzino la gloria futura che lo aspetta.
Il tutto dando l’impressione di voler trascinare una trama più del dovuto per riempire lo slot assegnato, ma tant’è.

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Doctor Who S05E09 – Cold blood

Ah, che fine giuoco di parole sotteso dal titolo di questo episodio: il sangue freddo a cui ci si riferisce non è solo quello che circola nelle vene delle lucertolone della scorsa puntata (che ora sono molte di più), ma anche quello che NON hanno gli umani che son rimasti in superficie a vigilare sull’ostaggio. E, infatti, tale ostaggio accidentalmente muore per uccisione. Oh, se l’è cercata: non la finiva più di scassare gli zebedei.
Intanto il Dottore è sceso nel sottosuolo, Amy si è liberata senza farsi sfregiare, si tenta un accordo delle parti per evitare una guerra e per fare un mega inciucio di larghe intese per la convivenza umani-lucertole, tutto il piano va a fare una gita in montagna quando si scopre della morte dell’ostaggio, fuga, pericolo, le solite cose. Ah, sotto terra appare di nuovo la crepa. E Rory muore. Amy bellamente se ne sbatte (ma solo perché non si ricorda più di lui – più o meno come fanno tutte le ex che ti lasciano). Gli altri si salvano più o meno tutti.

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Doctor Who S05E08 – The hungry Earth

Il Dottore, Amy e Rory fanno un viaggetto nel futuro. Non tanto avanti, giusto quei 5-6 annetti. Destinazione: Rio! Ehm, no, in realtà per qualche strano motivo non assisteremo al carnevale delle chiappe mulinanti (proprio strano, eh?), mentre invece ci ritroviamo in un paesino dimenticato da Iddio. Secondo me qualcosa qui sta per succedere, l’è minga pussibil che non succeda niente per tre quarti d’ora in un serial tv. E infatti. Assistiamo ad un piccolo staff di scienziati che cerca di realizzare il buco più grande del mondo (e senza avvalersi della collaborazione di Rocco Antonio Tano detto Siffredi). E cosa c’è in fondo al buco? PROBLEMI! Il terreno comincia a mangiare le persone (tra cui Amy), Rory si trova ad interpretare la parte del detective per far luce sulle sparizioni misteriose, mentre il Dottore fa quello che fa di solito (corre e cerca di salvare tutti).
In realtà il problema è che nel sottosuolo vivono ste lucertolone antropomorfe dagli intenti piuttosto bellicosi (aspettative tradite: le lucertole vedono un paio di stivali in pelle di coccodrillo, gridano disperati “Ziooooo!” e fanno partire la guerra). La ghenga riesce a prendere una di queste lucertole da utilizzare come ostaggio. Nel frattempo Amy sta per essere aperta come una mela cotta da uno dei lucertoloni. E, diciamolo, si capisce subito che è uno stramboide: gli interessa di più segare la nostra rossa preferita piuttosto che trapanarla. Hangover!

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The IT crowd

In rete ho sentito tessere lodi spregiudicate su questa serie. Spassosissima, imprescindibile, un must per tutti i  geek e i nerd. Blalabla. Simili parole hanno tracciato un solco molto profondo nel mio cuore, tanto che mi sono precipitato a recuperare questa serie dopo solo qualche anno da cui l’avevo sentita nominare.
Prima di iniziare la visione cerco un po’ di informazioni preliminari, giusto per tarare le aspettative: comedy (e fin qui), produzione inglese (la cosa mi dispone molto bene), episodi da 25′ cadauno (ottimo formato per le visioni fugaci di chi ha poco tempo), 4 stagioni da 6 puntate (per un totale di 24 puntate – ovvero l’equivalente di una singola stagione di un serial merigano). Ok, in realtà la prospettiva di una serie snella da vedere ha influito molto più delle altre caratteristiche (cioè, voglio dire, mica è come imbarcarsi nella visione completista di tutte le puntate del Doctor Who o di Star Trek: la speranza di finire prima di diventare vecchio c’è anche prima di iniziare).
E quindi, complice una di quelle giornate un po’ così (per “giornate un po’ così” intendo giornata all’ospedale in recupero post operatorio – settoturbinoplastica FTW!), in cui non sai bene se abbandonarti alla noia e al male di vivere oppure dedicarti ad una qualche attività artistico-produttiva-creativa, ho optato per iniziare questa avventura.
Parto dall’inizio.
Sigla un po’ techno, un po’ elettronica, un po’ groove, un po’ facciamo prima che ve la cercate in internet e così capite cosa voglio dire (comunque ora è la mia suoneria, finché non cambio di nuovo idea). Animazioni pixellose, come in un videogioco 8 bit. Chiusura con il rumore di errore di un vecchio Windows (era il 95 o il 98? che poi magari lo fa anche Xp, ma ogni persona sana di mente ha eliminato i suoni del sistema da tempo immemore, quindi è facile fare confusione [che confusione sarà perché ti amo, cantavano i Ricchi e Poveri – poveri deficienti, aggiungo io, se sono innamorati dei prodotti MS]).
Okay, la sigla è promossa a pieni voti.
Inizio dell’episodio.
Un baffone con sguardo severo, capelli impomatati  e le mani giunte (giunte dove? e da dove sono partite?) fissa la telecamera da dietro alla sua scrivania.
Zoom out.
Il baffone inquadrato è in realtà solo una foto. Appesa nell’ufficio. Del baffone. Che fissa la telecamera con lo stesso sguardo severo.
Ok, la cosa è talmente assurda che mi parte un sorrisino (i noti surgelati non c’entrano, sia chiaro), quando un brivido freddo fa il centometrista lungo la mia schiena (viste le dimensioni, in realtà al massimo puà essere un centocentimetrista, ma sorvoliamo): risate registrate! Il mio peggior nemico! Il lato oscuro della Forza! Lo sforzo! Può una comedy essere divertente nonostante le risate registrate? Ora conosco la risposta, ma all’inizio della visione ero ancora parecchio incerto e turbato, serbando tutte queste cose nel mio cuore (cit.).
Manco il tempo di finire queste elucubrazioni (durata percepita: 15 minuti; durata reale: 2,7 secondi) che la puntata prosegue (ovvio! e che, stanno ad aspettare me? mica lo trasmettevano in tv se metà dell’episodio era un fermo immagine che lasciasse alle persone il tempo di ponderare sui massimi sistemi).
Rapidissimo scambio di battute tra il baffone impomatato e una (evidentemente) neoassunta: “Sei spaventata?” “Un pochino” “Beh, non dovresti” “Allora no” “Beh, dovresti” “Ehm, un pochino in effetti” “Dovresti!” “Sì” “Non dovresti!” “No” e così via.
Rapido, assurdo, non sense. Oh, non per ripetermi, ma qui sento puzza di Monty Python (in realtà è l’intero humour inglese che è debitore di questo eccezionale gruppo comico – mentre da noi chi abbiamo? il Bagaglino? Meritiamo di marcire tra i nostri stessi escrementi, fermentando e nutrendoci esclusivamente delle nostre stesse secrezioni). E la cosa mi ben dispone per proseguire nella visione della puntata.
Spoiler: entro fine giornata ho visto per intero le prime due stagioni e la prima puntata della terza.
Ho smesso solo perché hanno iniziato a sanguinarmi gli occhi (metaforicamente, eh, mica sono una statua della Madonna [inteso come raffigurante l’effigie della Madonna, non come statuetta estremamente apprezzabile]).
Trama (che in una comedy è sempre una cosa che importa fin lì): Jen è una neo-assunta che non capisce niente di computer e che diventa la responsabile del settore IT di un’azienda (la Reihnholm Industries). Nel settore IT lavorano due nerd: Moss, una persona incredibilmente brillante (ma completamente incapace -e disinteressato- nelle relazioni interpersonali) e Roy, un tizio che vorrebbe una vita sociale, ma non riesce ad uscire dal ruolo stereotipato dello sfigatone.
I più assidui frequentatori di comedy avranno già drizzato le antenne: ma anche “The Big Bang Theory” è così! E in effetti, basta sostituire Leonard a Roy, Sheldon a Moss e Penny a  Jen e riconosciamo subito un topoi narrativo tutt’altro che innovativo.
Ma c’è una differenza sostanziale tra “The IT crowd” e “The Big Bang Theory”: il primo fa ridere. Molto.
Le citazioni per nerd-geek-sfigati-orgogliosi-di-esserlo ci sono e sono tante, ma la cosa bella è che sono messe lì, sullo sfondo, tanto perché chi possa capirle le capisca, senza essere sventolate ogni due per tre. Gli adesivi di Ubuntu sullo schermo di Moss e le magliette  Roy (compresa quella mitica in cui Mao agita il suo libretto rosso con lo slogan di RTFM) sono solo dei complementi d’arredo: chi sa di cosa si sta parlando li riconosce (ed è un bel gioco cogliere quante più citazioni possibile!), ma chi non ha idea di cosa si sta parlando vede solo un ufficio caotico e dominato da poster, adesivi e modellini “da nerd”.
Le situazioni a cui assistiamo sono degne del teatro dell’assurdo: i fumatori che sono confinati come se fossero nell’ex URSS, lo stressantissimo corso anti-stress, i goth che sono persone nonostante abbiano il colore della pelle bianco (!!), l’invio di una mail per segnalare un incendio (che viene scritta e riscritta perché non si trova il tono giusto). Ma giusto per citarne alcune, eh. Qua ce ne sono a tonnellate.
E poi oneliner che sono semplicemente entrate nella coscienza collettiva del mondo civilizzato. Uno per tutti: “if you type google into google you can break the internet!”.
Pare che la serie sia stata anche tradotta in italiano (anche se non ne sono sicuro), ma la visione in lingua originale merita soprattutto per il tono di voce spesso esasperato di Jen, per l’accento irlandese di Roy e -soprattutto- per la voce assurda di Moss (sì, se sentite la sua voce mentre risponde al telefono, probabilmente sono nelle vicinanze e mi è appena arrivato uno sms). Che poi la puntata in cui Jen si improvvisa traduttrice di italiano come diavolo la adatteranno? Vabbè, lasciam stare.
In una parola: consigliata? Assolutamente sì (orpo, ne ho usate due – pazienza).

Bonus: siccome i merigani sono fatti un po’ così, qualcuno di loro ha visto questa serie e ha detto: “sai che c’è? Ne facciamo una uguale”. Ci hanno provato con TBBT, ma il risultato è stato quel che è stato (anche se in termini di ascolti penso che la scelta si sia rivelata lungimirante – ma noi snob ce ne freghiamo degli ascolti). Vista l’anda e visto che il fenomeno nerd tira più di un carro di buoi (ma meno di un pel di origine del mondo), hanno provato a riproporre una versione merigana della serie. Stesso titolo, stesso copione, stesso tutto. Solo recitato con accento merigano. Interessantissima variazione sul tema, proprio. Mi ricorda una cosa vista un po’ di tempo fa con “Giù al nord” e “Benvenuti al sud”. Ora apro una parentesi (che richiudo subito): ma che gusto ci potrà mai trovare una persona a vedere due film/telefilm uguali, con gli stessi identici dialoghi, cambiati giusto qua e là? Ma perché? Se un film/telefilm mi è piaciuto, mi riguardo l’originale. Se non mi è piaciuto, non mi piacerà neanche l’imitazione. E non è che il biglietto costava meno per chi avesse già visto una delle due versioni. Mah, sta roba non penso riuscirò mai a capirla.
Comunque, tornando a “The IT crowd [US]”: Richard Aoyabe ritorna nella parte di Moss e Joel McHale subentra nella parte di Roy (ricordiamo quanto bene vogliamo a Community e, per estensione, a tutti gli attori che ci hanno a che fare – Jeff tivibì, platonicamente). Altri attori noti? Sicuramente, ma io nella mia ignoranza non conosco nessun altro, quindi fottesega.
Com’è andata a finire?
Un pilot è stato girato, è stato visionato dall’emittente (mi pare NBC – non ho voglia di andare a controllare) e i capoccia hanno dato una risposta del tipo: “Uh, ma che bello! Però no. Ciccia”.
Ma e questo pilot? Sarà perso in qualche polveroso cassetto di qualche polverosa emittente del polveroso deserto statunitense? Moriremo attanagliati dalla curiosità di sapere come sarebbe stato se?
Ma stiamo scherzando? Nell’era di Internet è possibile rintracciare anche quel video imbarazzante di te che vomiti durante la cresima, figuriamoci se non si riesce a trovare un pilot.
Ladies and gentleman, follow the link!
PS: consiglio spassionato: non guardate il pilot merigano prima della serie inglese, altrimenti rischiate che vi passi la voglia di vedere l’originale – e sarebbe davvero un peccato.

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Doctor Who S05E07 – Amy’s choice

Puntatona ona ona!
Amy e Rory sono sposati da 5 anni, che, guarda caso, è lo stesso periodo da cui hanno iniziato a condurre una vita normale. Piccole differenze dall’ultima volta che li abbiamo incontrati, segno che il tempo passa? Rory si è fatto crescere un ridicolo codino (per compensazione di qualcos’altro? ‘ste associazioni coda/codino mi riportano al sense of humour britannico che pervade comunemente gli studenti delle scuole medie). Ah, sì, e poi c’è Amy che è estremamente incinta. E qui si sente Rory che grida una roba del tipo “Compensazione, eh? Intanto io ho fatto diventare Amy un tempio della vita! Codino o non codino!”. Mestamente mi allontano, meditando un nuovo taglio di capelli.

Ok, ritorno di fronte allo schermo (umiliato e offeso, come direbbe il mio amico Fedro) giusto in tempo per assistere all’irruzione del Dottore nella spensierata vita della coppia di teneroni.
Con la sua solita discrezione, il Dottore inizia a sfottere le dimensioni della panza di Amy (MAI prendere in giro la panza durante la gravidanza, lo dice pure il proverbio – comunque tranquilla Amy, io TVB lo stesso [io ti apprezzo anche mentre/son quadruplicate le dimensioni del tuo ventre]).
Un po’ di chiacchiere e poi, così, con non-chalance, i tre si addormentano e si risvegliano sul Tardis, 5 anni prima.
“Ohibò, che sogno bizzarro ho fatto”, “È lo stesso che ho fatto anche io”, “E pure io”, commentano basiti i tre.
“Non è così strano” aggiunge una quarta voce.
“Come, una quarta voce? Ma non siamo in tre?”.
“Evidentemente no”.
Signore e signori, il Signore dei Sogni. Quest’omino, che si fregia di un appellativo che sembra il titolo di una canzone di Neil Sedaka, in realtà si rivela essere un temibile nemico per il Dottore e la sua ghenga (almeno per una mezz’oretta, eh).
Ok, in sostanza: da una parte c’è il sogno, dall’altra la vita reale. In entrambi il gruppo deve affrontare un pericolo mortale.
Se muoiono nel sonno, si svegliano tutti nella realtà. Se muoiono nella realtà, beh… muoiono.
Sta al gruppo scegliere quale delle due situazioni è reale e quale è finzione (oh, a me sembra la trama per un episodio de “Il prigioniero”, tanto per dire – e sbavo già all’idea che il Dottore possa mettersi ad urlare “Io non sono un numero, sono un uomo liberooo!”).
In realtà gentilmente il Dottore sbologna la scelta ad Amy, forse per farsi perdonare il continuo sfottere le titaniche dimensioni del ventre della ragazza (se sfotti la donna ripiena essa diventa una iena, come insegna un altro noto proverbio).
E quindi da una parte il Tardis che sta per essere risucchiato da una stella fredda (don’t ask), mentre dall’altra ci sono delle gang di vecchiette che imperversano (come nei Monty Python!) per il paese, risultando letali a causa di alieni con la fiatella-inceneritore (don’t ask, again).
Bella la risoluzione, bello il finale, bello tutto, dai. Un gran bell’episodio stand alone, tanto divertente, quanto cervelloticamente schizzato.
Unico neo relativo al finale (per cui occhio allo spoiler).
<spoiler>
Ma se sono entrambi sogni, non c’è nessun pericolo fin dall’inizio. Cioè, tutta sta tensione per un nonnulla? Vabbè, dai, l’importante è che non si sia fatto male nessuno (cit.). Temibile nemico un cavolo, proprio. È più pericolosa Amy da arrabbiata (se ti arrabbi mentre hai la pagnotta in forno, mi allontano 9 mesi e poi torno, citando il diffusissimo proverbio ).
</spoiler>

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Doctor Who S05E06 – The vampires of Venice

E alla fine il Dottore scopre che Amy e Rory si debbono sposare e decide di regalare loro un viaggetto romantico (in tre). La sua innata discrezione lo porta a presentarsi a Rory al suo addio al celibato, sostituendo una spogliarellista dentro alla torta (!) e cogliendo l’occasione per dire in modo poco riservato che lui e Amy si sono baciati (lo dice davanti a tutti gli invitati!).
Comunque.
Visto che la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo, anche il viaggetto tranquillo nella Venezia (mille)cinquecentesca si trasforma in un incubo costellato di vampiri.
Come l’altra volta (solo che si era a Londra e gli antagonisti erano streghe – qui il link manca, che ho iniziato a scriverne giusto dalla puntata dopo), uno pensa che i cattivi siano vampiri, ma si fa presto ad intuire che si tratta di alieni che mirano a far danni (in questo caso vogliono allagare Venezia – sai che novità, ci aggiungo io).
In realtà sono uomini-pesce. O, meglio, una donna-pesce che ha tipo un milione di pescetti che aspettano la fregna adatta per riprodursi e crescere. Le donne non adatte sono usate invece come concime. Alla faccia della misoginia.
Ovviamente Amy farà da esca per riuscire a sventare il piano alieno, grazie all’aiuto di un gondoliere che ha perso sua figlia (e pure la dignità, quando si ritrova ad indossare la maglietta dell’addio al celibato di Rory).
Poi, alla fine si sa come va, casino, il Dottore si fa aiutare da Amy e da Rory e risolve la situazione.
Rory promosso a companion full time, il trio lascia Venezia, mentre il Dottore nota un silenzio anormale (figuriamoci, se si abitua a viaggiare con quei due se si sentirà ancora, un po’ di silenzio).

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